A Sanremo in corso Augusto Mombello sono collocati degli importanti monumenti, ciascuno dei quali racconta una storia e racchiude delle curiosità. La via è intitolata al sindaco che inaugurò il Casinò Municipale il 12 gennaio 1905, contribuendo a lanciare la Città dei Fiori come meta turistica e climatica a livello internazionale.

Il primo monumento, che si incontra andando verso il mare, è la statua liberty Ondina, “sorella” della famosa Primavera emblema della passeggiata Imperatrice. L’autore delle opere è il toscano Vincenzo Pasquali, che visse a Sanremo dal 1915 alla morte avvenuta nel 1940. Produsse decorazioni per ville e parchi e oggetti d’arte funeraria per una ricca committenza aristocratica e borghese. Il Museo Civico di Palazzo Nota conserva diversi studi e modelli in gesso del Pasquali e del figlio Nello, nonché la terza statua della stessa serie dal nome Flora.

©Anna Maria Castellana

Dopo Ondina, il giardino dedicato a Giuseppe “Pipin” Ferrari è situato nel punto esatto che egli vedeva dal suo atelier, facendone il soggetto di molti quadri, che ci restituiscono la Sanremo della Belle Époque. Della nobile famiglia ligure dei De’ Ferrari-Palmari, il poliedrico personaggio matuziano si dilettò di musica e poesia, lavorò come giornalista, storico, capo ufficio stampa della casa da gioco e perito calligrafico del tribunale della Città dei Fiori. Nel 1957 fu tra i fondatori e il primo presidente della Famija Sanremasca, comunità aperta e intesa a valorizzare e promuovere le tradizioni locali.

Come pittore spaziò dalle barche nel porto a piazza San Siro, alla Pigna e al meraviglioso entroterra fino al castello di Dolceacqua. Realizzò anche nudi, ritratti e caricature. I dipinti narrano di un ambiente cosmopolita, che gli permise di conoscere i postimpressionisti e le avanguardie del Novecento, correnti che lo influenzarono (si pensi al sapiente uso della luce) e che egli rielaborò in modo personale. Tale ampio respiro europeo lo condusse a esprimere nelle sue tele le potenzialità del territorio, senza prescindere dagli abitanti nemmeno nei paesaggi.

©Anna Maria Castellana

Dalla Belle Époque deriva, inoltre, il Monumento ai Caduti di Sanremo, creato da Vincenzo Pasquali nel 1923 e posizionato in corso Mombello all’incrocio con via Roma. Il gruppo scultoreo bronzeo venne fuso a scopi bellici durante la seconda guerra mondiale, comunque il basamento risulta interessante da osservare. Vi spiccano i simboli della vittoria ed è riportato il “Bollettino della Vittoria” dell’Italia nella Grande Guerra, firmato dal generale Armando Diaz e datato 4 novembre 1918, quando si conquistarono Trento e Trieste. Ogni anno il 4 novembre si celebra la ricorrenza con la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

All’incrocio con via Nino Bixio si trova il Monumento ai Caduti di Cefalonia, che commemora l’estrema resistenza e lo sterminio della divisione Acqui nelle isole greche a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, non volendo arrendersi ai nazisti. I pochi superstiti vennero fatti prigionieri e mandati nei campi di concentramento. Ecco perché vicino all’opera di Renzo Orvieto (partigiano, scultore e pittore piemontese legato alla Città dei Fiori) è stata posta dall’Amministrazione Comunale il 27 gennaio 2012, Giorno della Memoria per non dimenticare, una lapide in ardesia a ricordo dei militari italiani internati.

©Anna Maria Castellana

Sulla lapide è citato Primo Levi, chimico e scrittore italiano di origini ebraiche, che patì il lager di Auschwitz dal 20 febbraio 1944 sino alla liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa il 27 gennaio 1945. Si tratta dei versi della poesia “Se questo è un uomo”, omonima del romanzo: “Voi che vivete sicuri/ nelle vostre tiepide case… considerate se questo è un uomo/ che lavora nel fango… che muore per un sì o per un no… meditate che questo è stato/ vi comando queste parole/ scolpitele nel vostro cuore… ripetetele ai vostri figli”.