©Casino Sanremo

Il Casinò di Sanremo divenne la prima casa da gioco d’Italia nel 1905, quando la Città dei Fiori rilevò la licenza da Villa La Sultana di Ospedaletti, che l’aveva esercitata dal 1884. Fu progettato in stile liberty dall’architetto francese Eugène Ferret per offrire un luogo al chiuso, dove trascorrere le giornate uggiose fra intrattenimenti vari, ai ricchi ospiti specialmente stranieri. La Belle Époque, infatti, rappresentò un periodo di splendore per Sanremo, che veniva scelta come stazione turistica e climatica dai nobili nordeuropei. In tutto ciò si tollerava il gioco d’azzardo.

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Nei ruggenti anni ’30 la città si impose a livello internazionale poiché il Governo fascista, che aveva proibito il gioco d’azzardo, autorizzò il Comune matuziano a praticarlo legalmente nel Casinò Municipale, per reggere il confronto con la Costa Azzurra nell’interesse dell’economia italiana. Di conseguenza la casa da gioco diventò un punto di riferimento anche per la cultura e lo spettacolo, avvalendosi di consulenti del calibro di Pietro Mascagni, Luigi Pirandello con l’attrice e sua musa ispiratrice Marta Abba e Francesco Pastonchi, che creò i Lunedì (oggi Martedì) Letterari. Questo determinò lo sviluppo dell’edificio, a cui furono aggiunte le due cupole laterali e la Sala Cinquecento decorata con un soffitto di legno a cassettoni, scene di caccia alle pareti e un caminetto.

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Nel secondo dopoguerra Sanremo ebbe bisogno di un rilancio e si affidò al Casinò: nella stagione 1946/47 l’attore sanremese Carlo Dapporto allestì la prima della rivista “Riviera Follies” nel Salone delle Feste, la stessa location da cui il 29 gennaio 1951 prese il via alla radio il Festival della Canzone Italiana. Vi ricordate il saluto del presentatore Nunzio Filogamo? Sembra che “Cari amici vicini e lontani” fosse in realtà un richiamo all’attenzione per i commensali, perché la prima edizione del Festival venne inserita nell’ambito dell’elegante cena. Si trattava di una competizione tra venti canzoni e solamente quattro interpreti: Nilla Pizzi, che trionfò con “Grazie dei fiori”, Achille Togliani e il Duo Fasano. In seguito il Salone delle Feste fu rimaneggiato e oggi vi si trovano le slot-machine, che in totale sono 484.

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Per i giocatori esperti e per chi vuole provare il brivido dei tavoli verdi, al primo piano si susseguono le sale dedicate ai giochi tradizionali francesi e americani, disponibili anche online. Se siete superstiziosi, evitate l’entrata principale del Casinò, pare che porti sfortuna. Si dice, invece, che attiri la buona sorte toccare il piede della Cica Cica, una statua di Odoardo Tabacchi del 1884 raffigurante una fanciulla nuda nell’atto di fare gesti di scherno da uno scoglio. Di scaramanzie se ne intendevano Eduardo e Peppino De Filippo, che si esibirono diverse volte al Teatro dell’Opera. È noto che Eduardo puntasse sul numero 14 e mai sul colore per vincere il milione, mentre Peppino fosse più prudente.

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Ovunque si decida di spendere tempo e denaro, si possono rivivere le emozioni delle grandi figure che erano solite frequentare queste sale come Vittorio De Sica, Re Gustavo di Svezia, Re Leopoldo del Belgio, i Principi Ranieri e Grace di Monaco e Re Faruq d’Egitto, il quale con tre re in mano si autoproclamò quarto re: fu un poker anomalo, ma nessuno si permise di contestarlo e così passò alla storia. Completano la struttura della casa da gioco il Privé e il Privatissimo, deputati sia ai tornei sia ad eventi e mostre, tre bar e due ristoranti: il Biribissi e il Roof Garden, che sono rinomati per l’accoglienza, gli spettacoli e l’ottima cucina, in quanto vi si organizzano i cooking show degli chef più affermati.