“Il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza”, con queste parole Claude Monet descriveva Dolceacqua, borgo dell’entroterra ponentino dove nel 1883 si recò per la prima volta in visita, insieme a Renoir. Un viaggio che ebbe immediata presa sul suo immaginario, tanto da portarlo a ritornare, l’anno successivo, quel 1884 che lo vide ospite a Bordighera ed esploratore della val Nervia, e di nuovo di Dolceacqua. Fu proprio in quell’occasione che il pittore impressionista diede vita ad alcuni suoi famosi quadri rivieraschi, tra cui “La valle di Sasso” e “Dolceacqua”.

Grazie a un progetto fortemente voluto dal Comune di Bordighera e da quello di Dolceacqua, dal 2019 le due opere di Monet potrebbero tornare nei luoghi dove sono stati pensati. I sindaci dei due comuni sono infatti in procinto di firmare un accordo con il museo parigino Marmottan Monet, dedicato all’Impressionismo e all’arte dell’Ottocento, dove le opere sono conservate attualmente, che permetterà a “La valle di Sasso” di essere esposto a Villa Regina Margherita, a Bordighera, e a “Dolcecqua” di approdare al Castello dei Doria.

Un’occasione preziosa, che ha tra gli scopi il rilancio delle due località proprio a partire dalla figura del grande protagonista della stagione francese dell’Impressionismo. L’invito a restituire i quadri al proprio immaginario di partenza, che ancora oggi appare vivido e inconfondibile come nelle tele, è partito dal vice direttore del Marmottan, Marianne Mathieu. Ad accogliere la proposta i due comuni, che già stanno pensando a una serie di eventi importanti con ricaduta culturale e turistica su tutta la zona limitrofa, basti pensare che nel 2019 potrebbe essere conclusa la pista ciclabile che collegherà Bordighera a Dolceacqua, proprio la “strada di Monet”.

Per chi, intanto, volesse fin da ora esplorare i paesaggi di Monet, a Dolceacqua sono stati posizionati nel 2011 due pannelli che riproducono le tele realizzate tra il Castello e il Ponte, e che si trovano proprio dove l’artista appoggiò il suo cavalletto. Quando, nel gennaio 1884, Monet tornò da solo a Bordighera, si fermò qualche settimana per approfondire aspetti che lo avevano colpito molto. Tra questi, la vegetazione lussureggiante di alcuni giardini e la luce, riprodotta sulla tela con colori vividi. Nei dipinti bordigotti di Monet compare per esempio uno scorcio della torretta di Villa Etelinda, sulla via Romana, con le Alpi liguri sullo sfondo, da cui proseguendo a piedi, oggi, si giunge alla “Conca d’Africa”, dove si trova un busto di Monet. In questa zona, fino alla fine dell’Ottocento, si trovava il grande giardino della famiglia Moreno, ritratto dal pittore. Salendo alla città alta, altri scorci di Bordighera saltano agli occhi per essere stati immortalati dal pittore francese, per esempio le case-torri rinserrate le une alle altre, la cinta muraria, il campanile. Infine, anche la valle del torrente Sasso ispirò l’artista per una serie di tele in cui spiccano le fasce coltivate, i palmeti e l’antica torre di avvistamento.