«Il modo in cui è fatta la nostra Riviera è una buona metafora della vita: è un territorio inclinato, faticoso, è come se mettesse subito in chiaro che la vita sarà un percorso in salita. Per stare in Liguria devi imparare a respirare, proprio come per rimanere in vita. Però davanti c’è sempre l’altrove, reale o immaginato: il mare», dice Rosella Postorino, autrice -tra l’altro- di Il mare in salita – Da Sanremo a Dolcedo passando per i bricchi (Laterza, 2011). E di questo volume si parlerà insieme all’autrice e alla giornalista Antonella Viale sabato 4 agosto alle ore 21.00 alla libreria Ragazzi di Imperia, nell’ambito della rassegna “E… state giovani”, organizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Settecinque.

Autrice di due romanzi e di questa controguida, che Laterza affida a noti scrittori per descrivere l’Italia con occhi non turistici e non sempre innamorati, Rosella Postorino vive a Roma, dove fa l’editor per la casa editrice Einaudi. Nata in Calabria poco più di trent’anni fa, è cresciuta a San Lorenzo al mare. Totalmente mediterranea, ma adattata alla metropoli, la Postorino è, forse involontariamente, il simbolo della parte migliore di una generazione nuova: quella del nomadismo intellettuale, del melting-pot come realtà dagli ottimi frutti, di un senso di appartenenza e un affetto mai acritico. È insomma il simbolo dei giovani lontani dal Peter Pan dello stereotipo, una donna da incontrare e ascoltare.

Il mare in salita è un libro interessante anche per gli indigeni: parla dell’estremo Ponente ligure filtrato dallo sguardo della scrittrice e affrontato a colpi di memoria: Postorino parla solo dei luoghi che ha scelto, che ha vissuto, che risvegliano ricordi personali o collettivi.

È una guida speciale, quella che trascura Bordighera, Ospedaletti, Ventimiglia, Diano Marina, Pieve di Teco… e invece parla di Cipressa, Lingueglietta e San Lorenzo al Mare. In modo tutt’altro che melenso -non sarebbe nemmeno il caso di dirlo- perché Postorino è una scrittrice vera, che ha costruito il libro come un memoir a più voci, tutte sue: un po’ più ragazza, già fuori casa, adulta.

Tra gli obiettivi, c’è: «evitare il pittoresco», spiega Postorino, «il libro diventa quasi un’educazione sentimentale, la storia mia, dei miei amici, del mio amore, dei miei genitori. Ma volevo raccontare il Ponente Ligure, conosciuto solo per il Festival di Sanremo o come il mare dei piemontesi, anche da una prospettiva diversa: quella di campione dei problemi dell’Italia».

L’autrice scrive di cementificazione, ma anche di bellezza, riesce a scovarla nei luoghi più impensati e meno prevedibili. A volte prende a prestito la mano leggera di Calvino, altre quella più greve di Pavese, cita abbastanza spesso, come se volesse invitare alla lettura, oltre che alle passeggiate tra cultura e bellezza.

Il Ponente è davvero una metafora dell’esistenza e anche dei guai della nazione: Rosella Postorino ci invita a riflettere raccontando storie -non sempre a lieto fine- che si leggono d’un fiato, come si diceva un tempo.