La via Matteotti è il cuore vivo e pulsante di Sanremo fin da quando, durante la Belle Époque e nei ruggenti anni ’30, si chiamava via Vittorio in onore del primo re d’Italia e costituiva il centro della vita commerciale e mondana della Città dei Fiori. Interamente pedonale dal 2013, vi si trovano i più bei negozi di abbigliamento e accessori, gioiellerie, profumerie, bar, gelaterie, alberghi, agenzie immobiliari (in cui talvolta si fanno notare i caratteri cirillici degli annunci pubblicitari), banche e vari liberi professionisti. Insomma, si tratta della strada dello shopping e dell'”andare in vasca”, vale a dire dell’usanza dei giovani di incontrarsi e camminare avanti e indietro lungo il corso.

La numerazione comincia superato il Casinò, al n. 1 è situato il lounge bar dell’Hotel Nazionale. La struttura ricettiva esiste da sempre: nel 1876 si avviò la costruzione dell’edificio sul terreno della famiglia Capoduro, dopodiché nel 1886 l’Hotel Pension National entrò in attività.

Nondimeno si suole includere nella via Matteotti la chiesa dei Santi Bernardo e Francesco, officiata dai Padri Cappuccini. Consacrata dal vescovo di Albenga nel 1668, presenta una facciata in stile neorinascimentale e un interno impreziosito da ricche cappelle laterali. L’altar maggiore ligneo è dedicato all’Immacolata Concezione. Una curiosità: è visitabile tutto l’anno il presepe evangelico, realizzato sotto la guida dei Padri Cappuccini in ben quattro anni, utilizzando materiale di recupero. Sul sagrato si erge la statua in marmo del Poverello di Assisi scolpita dal toscano Vincenzo Pasquali, che visse e lavorò a Sanremo dal 1915 alla sua morte nel 1940.

Se la via Vittorio era costellata di cinema, assiduamente frequentati dallo scrittore Italo Calvino, che trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Sanremo, oggi ne rimangono due, entrambi della famiglia Vacchino: il Centrale e l’Ariston. La facciata del cinema Centrale vanta una scheda nel censimento 2016 de “I luoghi del cuore”, il progetto del FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo finalizzato a mettere in luce e tutelare i tesori italiani, amati e segnalati dai cittadini. L’iniziativa si tiene con cadenza biennale e con un tema diverso ad ogni edizione. Nel 2016 si doveva pensare ai luoghi che hanno regalato un’emozione.

Con sei sale il Teatro Ariston è il più grande della Città dei Fiori e uno dei più famosi del nostro Paese grazie al Festival della Canzone Italiana, che vi si svolge dal 1977. Venne inaugurato il 31 maggio 1963 con la proiezione dell’allora attesissimo film “Gli ammutinati del Bounty”, con protagonista Marlon Brando. In aggiunta, alla cerimonia partecipò l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, tra le più rilevanti istituzioni culturali matuziane. La sala principale ha la capacità di 1.909 posti a sedere fra platea, galleria e palchi laterali; il palcoscenico è profondo 15 metri e alto 24; il golfo mistico può contenere fino a 100 orchestrali; e sul soffitto si possono ammirare i pregiati affreschi di Carlo Cuneo, pittore genovese del Novecento.

Subito dopo l’Ariston, in direzione del Casinò, inizia la passeggiata con le targhe con i brani vincitori del Festival dal 1951 al 2017, accompagnati dai relativi interpreti. Le placche in bronzo sono messe l’una di seguito all’altra in gruppi di massimo cinque elementi, rivolti alternativamente verso monte e verso valle sino oltre l’incrocio con via Feraldi. Di fronte alla vetrina di Mango è collocata l’ultima targa, che celebra la vittoria di “Occidentali’s karma” di Francesco Gabbani nel 2017. A “sorvegliare” la Walk of Fame di Sanremo è stata posta all’incrocio con via Escoffier la statua di Mike Bongiorno, presentatore di undici edizioni della kermesse canora, immortalato nel suo tipico modo di salutare: “Allegria!”. La scultura in bronzo è stata svelata da Fabio Fazio insieme ai familiari del conduttore durante il 63° Festival.

Alle spalle di Mike si apre lo scenario del settecentesco palazzo dei conti Roverizio di Roccasterone, provenienti da Ceriana e feudatari nell’entroterra di Nizza. La famiglia si rivelò fondamentale per lo sviluppo turistico della Città dei Fiori a livello elitario internazionale a metà dell’Ottocento. Il merito fu specialmente di Adele Bianchi, moglie del nobile Stefano, il quale fu a più riprese sindaco di Sanremo. La proprietà non appartiene più ai conti dal 1877 e ai giorni nostri è suddivisa in appartamenti, magazzini e negozi su via Palazzo. Vi si possono vedere, comunque, significative tracce del suo aspetto originario. Citare le traverse è importante perché una strada è fatta anche da ciò che con essa si interseca, dagli scorci pittoreschi che appaiono e cambiano a seconda del punto di osservazione, sorprendendo chi la percorre per la prima volta oppure desidera riscoprirla.

Ecco che su via Cavour, che conduce al centro storico detto la Pigna, è ubicato un portale del palazzo Borea d’Olmo, perla del barocco del Ponente Ligure, dominato da una raffigurazione marmorea di San Giovanni Battista. L’ingresso principale è prospiciente la via Matteotti, sovrastato da una statua in marmo della Madonna col Bambino. Entrambe le opere, soggetti caratteristici dell’arte sacra cristiana, sono attribuite al frate fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli, il quale nella sua vita ebbe occasione di collaborare con Michelangelo. L’edificio ha ospitato il Museo Civico fino al suo trasferimento a palazzo Nota nel 2016, mentre continua ad essere la sede della Famija Sanremasca, comunità indirizzata a valorizzare e promuovere le tradizioni locali.