Anche Sanremo ha la sua “Walk of Fame”! La passeggiata si trova in via Matteotti ed è costituita dalle targhe con i titoli dei brani vincitori del Festival della Canzone Italiana dal 1951 al 2017, accompagnati dai nomi dei relativi interpreti. In direzione del Casinò, la simpatica attrazione inizia subito dopo il Teatro Ariston, dove la strada diventa completamente pedonale. Le placche in bronzo, realizzate dalla Fonderia Sancisi, sono messe l’una di seguito all’altra in gruppi di massimo cinque elementi, orientati alternativamente verso monte e verso valle fino all’incrocio con via Feraldi. Superato l’attraversamento pedonale, le targhe sono tutte rivolte a monte e di fronte al negozio Mango si incontra l’ultima placca, che celebra la vittoria di “Occidentali’s karma” di Francesco Gabbani lo scorso anno. Tutte sono in buono stato, ma alcune risultano difficili da vedersi a causa dei dehors dei bar.

“Guardiana” della promenade dei famosi è la statua di Mike Bongiorno, presentatore di undici edizioni della gara canora, posta all’incrocio con via Escoffier. Il conduttore è raffigurato nel suo tipico gesto di saluto con in mano una cartellina con su scritto “allegria”. La scultura in bronzo è stata svelata da Fabio Fazio insieme alla famiglia di Mike durante il 63° Festival.

Attraverso le targhe è possibile ripercorrere la storia dell’evento nazional-popolare per eccellenza. La manifestazione prese il via alla radio il 29 gennaio 1951 e venne inserita nell’ambito dell’elegante cena nel Salone delle Feste del Casinò. Si trattò di una competizione tra venti canzoni e solamente quattro interpreti: Achille Togliani, il Duo Fasano e Nilla Pizzi, che trionfò con “Grazie dei fiori” e l’anno dopo con “Vola colomba”. Nel 1953 fu introdotta la novità della doppia esibizione, perciò vinse l’accoppiata Carla Boni e Flo Sandon’s con “Viale d’autunno”. Nel 1955 il Festival approdò in televisione e da casa lo si guardava in bianco e nero: salì sul gradino più alto del podio Claudio Villa insieme a Tullio Pane con “Buongiorno tristezza”. Il carismatico Reuccio è il detentore del maggior numero di vittorie, quattro come Domenico Modugno. Entrambi arrivarono primi nel 1962 con “Addio addio”. La prima volta che comparve tra i vincitori il nome del cantante pugliese, associato a quello di Johnny Dorelli, fu nel 1958, quando Modugno operò un’autentica rivoluzione non soltanto con parole e note, bensì spalancando le braccia nella performance di “Nel blu dipinto di blu”. I due replicarono il successo nel 1959 con “Piove”.

Nella placca del 1965 per la prima volta si legge il nome di una band: The Minstrels, gruppo folk statunitense abbinato a Bobby Solo con “Se piangi se ridi”. Il 1967 fu l’ultimo anno che vinse Claudio Villa, nonché il primo che vinse Iva Zanicchi, in coppia con “Non pensare a me”. Quell’edizione, tuttavia, venne funestata dal suicidio del cantautore Luigi Tenco, pare dovuto all’eliminazione del suo pezzo “Ciao amore, ciao”. Ancora oggi nella Città dei Fiori si tiene annualmente la Rassegna della Canzone d’Autore a lui dedicata e conosciuta come Premio Tenco.

I favolosi anni ’70 non potevano che cominciare con un brano indicativo del cambiamento dei costumi sociali: “Chi non lavora non fa l’amore” di Adriano Celentano e sua moglie Claudia Mori. Nel 1977 avvenne un’importante svolta, poiché il Festival venne trasmesso in tv a colori e si trasferì all’Ariston: ebbero la meglio gli Homo Sapiens con “Bella da morire”.

Dagli anni ’80 acquisì maggior rilevanza il cosiddetto carrozzone, come se la musica fosse una delle varie componenti e non il punto focale dell’evento. Stiamo parlando delle scenografie, grazie ai progressi della tecnologia, dei conduttori (Pippo Baudo vanta il primato con ben tredici edizioni dal 1968 al 2008), delle vallette bionda e mora e dei loro look, delle incursioni comiche, dei superospiti sino ai divi hollywoodiani, dei giornalisti (Mario Luzzatto Fegiz oggi è il veterano di Sanremo), delle polemiche e degli appuntamenti collaterali. Gli anni ’80 furono quelli, per esempio, di “Solo noi” (1980 Toto Cutugno), “Ci sarà” (1984 Al Bano e Romina) e “Se m’innamoro” (1985 Ricchi e Poveri), “canzonette” che però tutti ricordiamo e sappiamo intonare. Nella targa del 1986 brilla una star di livello internazionale: Eros Ramazzotti con “Adesso tu”.

La passeggiata degli anni ’90 è costellata di cantautori: Riccardo Cocciante (1991 “Se stiamo insieme”), Luca Barbarossa (1992 “Portami a ballare”), Enrico Ruggeri (1993 “Mistero”), Aleandro Baldi (1994 “Passerà”) e Ron (1996 “Vorrei incontrarti fra cent’anni”). Non si possono non citare altre due placche: quella del 1995 con “Come saprei” di Giorgia, la quale in aggiunta ritirò il Premio della Critica, per la prima volta assegnato al vincitore della kermesse; e quella del 1997 con “Fiumi di parole” dei Jalisse, che rappresentarono una meteora.

Le targhe dagli anni 2000 mostrano chiaramente una multiformità, che caratterizza la canzone italiana fino ai giorni nostri. Elisa, abituata a cantare in Inglese, nel 2001 si è presentata al pubblico in Italiano e lo ha conquistato con “Luce” e lo stesso ha fatto Alexia nel 2003 con “Per dire di no”. Dal 2009 il Festival appare dominato per lo più dagli artisti usciti dai talent show: Marco Carta (2009 “La forza mia”), Valerio Scanu (2010 “Per tutte le volte che”), Emma Marrone (2012 “Non è l’inferno”) e Marco Mengoni (2013 “L’essenziale”). Si segnalano le eclatanti eccezioni del “Professore” Roberto Vecchioni nel 2011 con “Chiamami ancora amore”, che ha messo d’accordo spettatori e critica; gli Stadio, esponenti della vecchia guardia, nel 2016 con “Un giorno mi dirai”; e Francesco Gabbani, il quale è passato dalla vittoria nel 2016 tra le Nuove Proposte con “Amen” a quella nel 2017 nei Campioni con il tormentone “Occidentali’s karma”.