Il coraggio di provarci, una storia controvento

Cultura

Ci sono storie che non chiedono di essere lette come imprese straordinarie, ma come percorsi possibili. Il coraggio di provarci. Una storia controvento (Sperling & Kupfer) è il racconto autobiografico…

Ci sono storie che non chiedono di essere lette come imprese straordinarie, ma come percorsi possibili.

Il coraggio di provarci. Una storia controvento (Sperling & Kupfer) è il racconto autobiografico con cui Cristina Scocchia, affiancata dalla giornalista Francesca Gambarini, ripercorre il proprio cammino personale e professionale. Un libro costruito sulla cronaca dei passaggi, delle scelte, delle difficoltà, delle responsabilità ma anche dei successi che hanno segnato la sua carriera.

Non è solo la narrazione di un percorso ai vertici del management internazionale, ma la ricostruzione di una crescita che parte dalle origini e attraversa studio, lavoro, cambiamenti, sacrifici. Il filo conduttore resta quello della gradualità: nessuna scorciatoia, ma una successione di tappe affrontate nel tempo. Tra i riferimenti ricorrenti emerge anche un insegnamento del padre, più volte richiamato nel racconto: non restare a osservare chi parte avvantaggiato o chi arriva per scorciatoie, ma mettiti in cammino per salire passo dopo passo. A questo si lega una riflessione di Scocchia pronunciata all’ultimo Festival della Cultura Mediterranea di Imperia, in occasione della presentazione del libro: «Il punto di partenza ci è dato, non lo scegliamo noi, ma non possiamo permettere che ci definisca».

Nel libro trovano spazio l’infanzia, la formazione, l’ingresso nel mondo del lavoro, le prime esperienze professionali, le fasi di avanzamento, insieme agli aspetti legati alla vita personale e alla maternità. La dimensione privata e quella professionale procedono in parallelo, senza essere separate, e vengono presentate come parti dello stesso percorso.

All’interno di questa narrazione si intreccia anche l’esperienza dell’essere donna in contesti aziendali tradizionalmente maschili. Il tema dei pregiudizi, delle resistenze e della necessità costante di affermare il proprio ruolo attraverso competenza e risultati emerge come parte integrante del percorso, senza assurgere a bandiera, ma come dato reale dell’esperienza vissuta.

Uno dei fili conduttori resta il rapporto tra impresa e valori. Nel libro tornano con costanza concetti come meritocrazia, responsabilità sociale, attenzione alle persone e inclusione, indicati come elementi strutturali dell’esperienza manageriale.

Dal punto di vista stilistico, Il coraggio di provarci è una narrazione lineare e accessibile, pensata per un pubblico ampio. Non è un manuale tecnico di management né un saggio teorico sulla leadership, ma un’autobiografia che utilizza il linguaggio del racconto per descrivere un’esperienza reale.

Il libro, in fondo, ritorna sempre a quella scelta originaria ricordata dal padre: non restare fermi a guardare, non attendere scorciatoie, ma mettersi in cammino. Non c’è la promessa del risultato, né la garanzia dell’arrivo. C’è solo la responsabilità del passo. Si può arrivare in alto o fermarsi prima, riuscire o fallire, ma ciò che conta è aver avuto il coraggio di partire e di tentare. È questo il senso più profondo del “provarci” che attraversa tutta la storia.

Emanuela Dho

Tag: