Italo Calvino bambino e ragazzo: la sua vita scandita dai ritmi di vita singolari del padre e della madre, legatissimi al loro mestiere di botanici. Che si trattasse delle verdure dell’orto o delle preziose piante esotiche dei giardini di ville e parchi, poco importa.
Il giovane Calvino, come molti ragazzi eternamente “figli” aveva preso le distanze dalla passione-lavoro dei genitori e si divertiva a storpiare i complessi nomi latini delle piante. Soprattutto di quelle esotiche. Allo stesso tempo, però, forte era il rapimento di quel mondo incantato e fiabesco che ancora oggi sono i giardini di Sanremo. Parchi di ville padronali che prima della seconda guerra mondiale divengono pubblici. Parchi situati a corona della città viva che attraeva il giovane studente, con la sua frenesia e la sua attività.

Parchi che possono essere luoghi per incredibili viaggi immaginari, che toccano i cinque continenti. Infatti le piante di questi spazi esotici provengono da ogni luogo del mondo e si può giocare passando in una mezz’ora dalla Cina all’India, dall’Africa al Sudamerica.

Restando sempre, assolutamente, a Sanremo. È un modo di essere “ligure di Ponente”.

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