Ha 50 anni e non li dimostra, anzi il lento trascorrere del tempo ha lasciato su di lei  strati di bellezza  e e il riflesso di  accese passioni. E’ leader in Liguria, ma è ormai nota anche a livello nazionale, grazie a flash televisivi che le hanno conferito un’allure fashion impensabile ai suoi esordi.

Dopo una metamorfosi temporanea, tornerà prepotentemente alla ribalta, per riappropriarsi della denominazione che le spetta: Patrimonio d’Italia per la tradizione. E’ la Battaglia di Fiori di Ventimiglia, evento dove la bellezza  si coniuga con l’innovazione, senza dimenticare l’omaggio alla tradizione .

Archiviata l’edizione  2012, dove è stata trasformata in Festa dei Fiori, la Commissione Straordinaria, l’Ente organizzatore e i Carristi si sono ritrovati a parlare un linguaggio comune, fatto di consapevolezza, misura e obiettivi. Nel mezzo un percorso di lavoro ancora da definire, ma che si vuole ampiamente condiviso, anche se la Commissione non intende assolutamente  sostituirsi agli organizzatori. A fronte dello sforzo economico sostenuto, è stata richiesta una riflessione sugli orari della manifestazione, improponibile l’inizio alle ore 14 della passata edizione, che tenga conto  delle peculiarità proprie del periodo estivo.   

Tra gli addetti ai lavori e tra gli estimatori è iniziato il toto-tema che dovrà caratterizzare l’edizione del cinquantesimo, molto gettonati: le grandi civiltà, il fumetto, il remake, o la pubblicità. In realtà non c’è argomento che spaventi i carristi ventimigliesi, esperti  nel plasmare  fiori e strutture per assecondare l’estro della loro creatività.

Dopo le tante voci elevatesi nei mesi passati a favore della Battaglia, ci si attende ora  una partecipazione corale dell’intera città: i Comitati di quartiere potrebbero scendere in campo per l’ideazione di allestimenti floreali per i balconi e motivazione dei residenti . Una terrazzino fiorito con petunie, o gerani o altre piante in fiore non solo rende la città più accogliente e più in sintonia con la manifestazione, ma  avvicina al culto del bello.  

L’Ente auspica che gli esercenti siano promotori di iniziative a supporto: si potrebbe estendere l’ allestimento floreale delle vetrine per costruire autentici percorsi tra shopping e arte floreale, proporre menù dedicati con riferimento ai grandi temi passati, sfide tra chef che potrebbero dare vita, la domenica precedente, ad un cooking show con un ingrediente comune da declinare in modi diversi. E inoltre: le isole pedonali trasformate in itinerari fotografici dedicati alla Battaglia e  ancora esposizioni open air di artisti contemporanei.

La Battaglia di Fiori, come sintesi della cultura tradizionale del territorio,  ha tutte le caratteristiche per aspirare al riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Da un’analisi delle  candidatura avanzate, si evince infatti che alcune manifestazioni che si fregiano, come l’evento ventimigliese, dell’appellativo di Patrimonio d’Italia, hanno già inoltrato il dossier per il prestigioso riconoscimento. Il percorso, lungo ma non impossibile, deve vedere  il lavoro congiunto di Amministrazione, Ente, carristi, ma potrebbe non essere  solo una bella idea. L’esempio del Carnevale di Viareggio, già in dirittura d’arrivo, deve incoraggiare.  

Approfondimento e curiosità

Oltre il Carnevale di Viareggio, nella lista che il governo italiano ha inviato all’Unesco per il riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Umanità si trovano:

le feste delle grandi macchine a spalla (Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi, la Faradda dei Candelieri di Sassari, la Macchina di Santa Rosa a Viterbo); la tradizione dei liutai cremonesi; Calendimaggio ad Assisi; la Festa dell’ Abete di Alessandria del Carretto; Festa dei Ceri a Gubbio.

Ma cosa è il Patrimonio Immateriale dell’Umanità?

Espressioni della cultura immateriale del mondo che l’Unesco inserisce in un apposito elenco, per sottolinearne l’importanza. I capolavori immateriali si affiancano ai siti Patrimonio dell’Umanità: mentre questi ultimi rappresentano cose tangibili,i primi rappresentano antiche tradizioni che spesso non hanno una codificazione “scritta”, ma sono tramandate  nel corso delle generazioni.

L’Unesco si è posta il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i beni materiali.

L’organo incaricato di esaminare l candidature si riunisce ogni anno a novembre