Erano quasi 500 i presenti, ieri sera, all’incontro organizzato dall’Associazione Apertamente di Imperia a villa Grock. Una serata-dialogo con Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano, e con Ferruccio Sansa, giornalista genovese della medesima testata, che spesso si è occupato e si occupa delle questioni legate alla città di Imperia. È stata una serata densa, quella di ieri, introdotta dal professor Vittorio Coletti e partecipata, oltre che dai numerosi cittadini, anche da un buon numero di politici locali, invitati da Apertamente. Erano presenti nel giardino della suggestiva villa l’ex sindaco Paolo Strescino, molti ex membri del Consiglio Comunale e dei partiti: Paolo Verda e Giuseppe Zagarella ex capogruppo del PD, Carla Nattero di SEL e Gabriella Badano dei Verdi, Giuseppe Fossati per FLI, Claudio Porchia, ex segretario provinciale della CGIL e l’attuale segretario Enrico Revello, oltre che Andrea Moggio, direttore de La Riviera e Angelo Amoretti del noto blog Imperiaparla.

L’incontro con i protagonisti della realtà editoriale e mediatica rappresentata dal Fatto Quotidiano si inserisce in una serie di interventi, realizzati da Apertamente con la collaborazione di diversi studenti del liceo Vieusseux e aperti alla città, mirati a una maggior conoscenza e riflessione sul ruolo dei media e dei giornali nella rappresentazione della realtà politica, in particolare di quella che tocca la città di Imperia, caratterizzata negli ultimi mesi dalle questioni legate al porto turistico. Padellaro e Sansa si sono soffermati sulle particolarità del Fatto Quotidiano, un vero e proprio esperimento editoriale di inaspettato successo, libero da proprietà affaristiche, indipendente dai poteri e dalle soggezioni politiche, un esempio unico in un panorama giornalistico nazionale spesso troppo succube di fattori “altri”, a discapito della ricerca delle notizie e della loro verifica.

Ma il vero clou della serata lo si è raggiunto dopo, quando il discorso ha lasciato la generalità del dibattito sul giornalismo nazionale per andare a parare sulla specificità di Imperia, sulla sua situazione politico-amministrativa e sulle modalità con cui i media hanno affrontato la recente crisi, snodatasi soprattutto negli ultimi mesi, da quel marzo che ha visto l’arresto dell’imprenditore Caltagirone e lo sgretolamento della Giunta Strescino.

Nonostante l’argomento più discusso sia stato il porto turistico, il dibattito ha toccato da vicino anche un altro aspetto della vicenda, ovvero il modo in cui il giornalismo locale ha trattato le recenti vicende politiche. A fare da trailer alla questione, la lettura del comunicato stampa diffuso dalla Federazione dei Giornalisti liguri e relativo alla lesione del diritto di cronaca, purtroppo recentemente ripropostasi nell’ambito di una riunione presso la Provincia di Imperia durante la quale ai giornalisti è stato negato l’accesso. Sansa ha sottolineato l’assenza di Claudio Scajola, invitato alla serata: “spero ci siano occasioni per incontrarlo, se Imperia vuole voltare pagina è giusto che lo faccia guardando in faccia la persona che ha simboleggiato la città per anni. Adesso che Scajola traballa tutti si mettono in fila per dare la spinta. Dà fastidio vedere le critiche dei voltagabbana, degli ex scajolani che ora si dichiarano contro, dà un senso di profondo malessere. I giornalisti hanno molte colpe, l’Ordine e il Sindacato avrebbero fatto bene a stigmatizzare”.

Sansa, attento conoscitore della realtà imperiese, ha poi proposto una parola chiave per il futuro di Imperia e del giornalismo locale, la libertà: “per fare il giornalista servono certo saper scrivere e la capacità fondamentale di trovare le notizie, ma la libertà è la condizione che è mancata negli anni di Berlusconi, e anche adesso. Qui è mancata per una convergenza di fattori che hanno privato i cittadini della possibilità di esprimere le proprie idee, si aveva paura del pregiudizio. C’è chi ha reagito ribellandosi, e chi ha dovuto tacere”.

Una ripartenza dalla libertà, quella prospettata dal giornalista per Imperia, una città, come ha aggiunto Sansa: “con una classe politica che non si capisce, a rischio di infiltrazione mafiosa e con una crisi economica forte e un’opera – il porto – rimasta a metà, un cavallo di troia per operazioni che non hanno rispettato le regole d’impresa, un germe enorme che si è inserito nel tessuto della città”. La crisi è stata vista come un’occasione unica per cambiare completamente la classe politica dopo lo scajolismo imperante: “la libertà è l’elemento cardine – ha proseguito Sansa rivolto al pubblico e ai politici presenti – è la scelta seguita dal Fatto: una città libera è una città che ha un’economia trasparente, garanzie per gli imprenditori”.

Il clima si è acceso con l’intervento dei politici locali, dapprima Zagarella, che ha ricordato le segnalazioni contro le irregolarità nella costruzione e gestione del nuovo porto, poi Strescino, “Paperino” come apostrofato da qualcuno nel pubblico, pubblico che ha mormorato quando l’ex sindaco ha dichiarato che “la situazione era sfuggita a tutti”. Fossati è intervenuto sulla figura di Caltagirone [peraltro appena trasferito nel carcere di Imperia N.d.R.], ribadendo il suo appoggio al porto come iniziativa per lo sviluppo cittadino e le responsabilità dell’imprenditore, ed è stato poi attaccato dal pubblico “fai ridere, Caltagirone non sapeva manco dov’era Imperia”. La Nattero ha riportato l’attenzione sul collegamento diretto tra Caltagirone e il porto: “la questione giudiziaria ha messo in luce la questione politica. L’univocità turistica era funzionale al discorso della politica e degli affari in cui Scajola pensava di usare Caltagirone a fini locali e personali, come ministro. Se la sensibilità culturale e politica della città di allora fosse stata quella di oggi – ha concluso l’ex consigliera – allora i fatti sarebbero emersi”.

Sull’informazione e i suoi blocchi sono tornati Claudio Porchia e Diego David. “Per essere liberi bisogna avere i soldi – ha ricordato Porchia – mentre i principali investitori in pubblicità sono gli enti pubblici. È stata un po’ la fortuna di Sansa e Marco Preve, perché qui di queste cose nessuno aveva mai scritto. C’è la sensazione a Imperia di non capire con chi poter parlare, ci sono atteggiamenti servili”. E di atteggiamento servile non si può certo accusare Diego David, de Il Secolo XIX, con alle spalle cinque querele in pochi mesi: “sto bene – ha detto il giornalista – domattina andrò giusto a ritirare l’ennesima querela, arriva da Ivo De Michelis e Giovanni De Cicco. La libertà di stampa a Imperia è pari a quella dell’Argentina degli anni ’70 o a quella dell’Uganda, ma con cinque querele in pochi mesi, qualcosa nel mio piccolo sto facendo”.

Ultimo, ma non meno spiazzante, l’intervento di Giuliano Mamino, uno degli studenti dell’associazione “Il Superstite”, il quale, in poche parole, è riuscito a riassumere l’inquietante situazione economico-sociale del capoluogo: “non ci sono prospettive per noi giovani, oltretutto in un momento di crisi economica come questo, l’ipotesi è scappare all’estero. C’è bisogno di apertura per i ragazzi in questa città”. L’accenno era ovviamente alla recente decisione della Provincia di bloccare gli aperitivi del giovedì sera a villa Grock viste le lamentele del vicinato per la musica troppo alta e la spazzatura. Sulla questione giovani, immensa quanto poco affrontata perché a fine serata e perché declassata dal dibattito sul porto, è tornato in chiusura Padellaro: “Imperia – ha osservato il direttore –è la metafora del Paese: una classe politica egemone, un partito degli affari rapace. Dov’è la libertà in un Paese in cui un giovane su tre è senza lavoro, non ci sono prospettive migliori e i nostri ragazzi sono costretti ad andare via? È finito il tempo delle deleghe alla politica, alle istituzioni, ai giornali: la società civile deve riprendere in mano le sorti del Paese”.