“Chilometrozero” non è solo una rappresentazione teatrale, non è solo la storia di un uomo, che da giovane, diventa adulto, superando le mille prove della vita, del lavoro e della fatica. “Chilometrozero” è un momento di estasi per le papille gustative, nonostante si assista ad una piece teatrale e non ad una rassegna gastronomica di piatti regionali. Quando Petruzzelli, nei panni dello chef, ricorda i piatti creati nell’osteria di Genova, nel ristorante sulla spiaggia, di fronte all’Adriatico e nella mensa dell’Enel a quota 2100 metri, vicino al lago di Fontana Bianca, senti in bocca il gusto, tenti di assaporare il pesto agli aghi di pino con fiori del Trentino, gli spaghetti con le cozze del mare, allevate tra 100 e 200 metri dalla battigia e le vongole con il finocchietto selvatico.

Vanno in scena la storia, i ritualismi e le credenze dell’Italia del boom economico. Si scappa dalla campagna, dalle valli dove “non si butta via nulla”, si giunge in città, dove il benessere e il lusso di sprecare, diventano il minimo comune denominatore. Il condominio “Cep”, di Genova Pra, sorge sopra la A10 Genova – Ventimiglia, direzione Ventimiglia, ma tutto intorno ai nuovi palazzi, resistono le piccole piante di basilico dalla foglia piccola, ecco che allora la modernità non vince del tutto sulla natura. Nella narrazione, tutti ci troveremo davanti agli occhi “le lavatrici” e i grossi palazzoni, che si vedono, giungendo a Genova in autostrada e in questi immagineremo, grazie a Pino Petruzzelli, che esistono ancora chi smercia sigarette di contrabbando, chi prega in modi molto originali, inventando litanie, che diventano una musica comune tra i pianerottoli, chi, ancora oggi, inizia il giovedì a preparare “o’ ra(g)ù” per la domenica, istaurando, una vera e propria cerimonia, santa nei modi e nella cura.

Infine, vanno in scena anche la devozione per un piatto fatto bene, l’amore per il territorio e la passione per la cucina e i suoi utensili. La fatica e la preoccupazione perchè venga fuori un piatto non straordinario e superlativo, ma normale e rispettoso del territorio, creato con “la ripetizione di un gesto nel tempo, che è la base di una buona cucina. E’ un rito che solo il buon cuoco capisce. Per il pressappochista la ripetizione è noia. Il cuore -scrive Petruzzelli- ripete sempre lo stesso movimento, ma quel ripetere è ogni volta nuovo. E quel nuovo è vita.”

Lo spettacolo, supportato dalle musiche di Johannes Brahms, è, senza dubbio l’inno e l’esaltazione alla vita, attraverso la cucina, che propone piatti a “chilometrozero”, dove gli ingredienti, semplici e talvolta inaspettati, che si trovano, scendendo sotto casa, facendo un giro nelle montagne, nelle colline e nei mari del nostro territorio, appagano non solo lo stomaco, ma creano emozione, poiché ognuno di noi ha un posto del cuore, che adesso può ricordare anche attraverso la cucina.

Senza ombra di dubbio, Petruzzelli rende onore, con “Chilometrozero” a Ludwig Feuerbach, in quanto, se davvero “l’uomo è ciò che mangia”, è necessario, per la salvezza della Terra, che l’essere umano torni sui propri passi, distrugendo tutto ciò che egli stesso ha creato e che oggi distrugge la vita di piante, animali e di tutti gli esseri viventi, riscoprendo, come ricetta della salvezza, il rispetto, anche in cucina, della natura, della terra e dell’acqua.

“Forse, prima che finisca, sono riuscito a prenderla questa vita.

Niente cucina internazionale, solo sapori unici. Tipicità. Che senso ha proporre a un turista di Palermo, spaghetti con le sarde? Quelle le mangia a casa sua. Qui siamo in mezzo ai monti.

Lui arriva pensando di fare solo delle belle passeggiate e invece scopre che in un ristorante a 2.000 metri si può mangiare da dio. La sua vacanza sarà completa e tornerà.
La nostra cucina sfornerà piatti semplici e con tanti fiori. Una povera e coloratissima frittata. Interno morbido, esterno dorato. Uova, formaggio vaccino di latte crudo e non stagionato, sale, pepe e fiori: primule, viole, margherite, rododendri e genziane. Immagina il piatto: bianco, piano e a falde larghe. In una metà sistemiamo rombi colorati di frittata e nell’altra, una genziana fresca e un rametto di cirmolo. Niente di più.
Qui non ci sono pesci di mare, ma abbiamo quelli d’acqua dolce, e poi carne, formaggi, latte, salumi, verdure, segale, funghi, bacche, frutta e aromi. Le materie prime fresche arrivano in cucina nell’arco di un’ora. Spendendo la stessa cifra possiamo offrire piatti migliori, più sani e in cucina divertirci di più”.