Grande e solenne ricorrenza nella Notte tra Domani e Lunedì alla Chiesa Russo- Ortodossa di Sanremo per la celebrazione del Natale ortodosso che, seguendo i fedeli di quella particolare confessione religiosa cristiana ancora il calendario giuliano e non quello gregoriano come fanno invece i cattolici, ogni anno cade tra il sei ed il sette Gennaio.

Per i parrocchiani russo- ortodossi della Chiesa dedicata a Cristo Salvatore ed ai Santi Caterina martire e Serafino di Sarov, la cui giurisdizione arriva sin quasi alle porte di Genova, la grande festa di Domani notte, poi, sarà ulteriormente caricata di un significato particolare: è quello del 2013, infatti, il centesimo Natale celebrato tra le austere mura dell’edificio di Corso Nuvoloni che oggi abbisogna di molti restauri. Il primo Natale ricordato in questa Chiesa risale, infatti, al lontano Gennaio del 1914 quando il mondo dell’aristocrazia zarista russa, che soleva venire a svernare a Sanremo, non era ancora stato spazzato via dalla rivoluzione bolscevica, capeggiata da Lenin, del 1917 che si concluse con lo sterminio della famiglia imperiale che risiedeva a San Pietroburgo.

Fu alla fine del 2013 che gli ortodossi russi abbandonarono definitivamente per le loro funzioni la cappella di San Nicola che si erge nel Cimitero Monumentale della Foce sempre a Sanremo. Dipendente dall’Arcivescovado per le Chiese Russo- Ortodosse dell’Europa Occidentale, che ha sede a Parigi e che nel suo territorio comprende la più grande basilica russo- ortodossa mai edificata al di fuori della Russia e cioè quella di Nizza, e più particolarmente dal Decanato d’Italia oggi la parrocchia matuziana è retta da Padre Denis Baikov un giovane ed entusiasta sacerdote che i cristiani sanremesi ben conoscono giacché partecipa ogni anno alla Settimana Ecumenica diocesana promossa dalla Chiesa Cattolica particolare di Ventimiglia- Sanremo.

Quella di corso Nuvoloni non è più l’unico edificio religioso ortodosso di Sanremo, essendosi aggiunto negli ultimi anni, in forza di un particolare accordo con la Chiesa Cattolica, quello romeno- ortodosso delle ex Carmelitane. La civettuola Chiesa di Corso Cavallotti, pur continuando ad essere una chiesa cattolica, è ora officiata secondo la confessione degli ortodossi provenienti dal Paese neo- comunitario per i quali, invece, il Natale ricorre il venticinque Dicembre. L’edificio religioso di corso Nuvoloni fu edificato nel biennio 1912- 1913 su disegno del grande architetto russo, moldavo per nascita,  Aleksej Viktorovič Scusev che progettò pure la chiesa russo- ortodossa di Bari dedicata a San Nicola come la celeberrima, e vicina, grande basilica cattolica che accoglie le reliquie del Vescovo di Mira, noto per portare i doni ai bambini come ancora oggi accade in quasi tutta l’Europa centro- orientale.

L’architetto Scusev, giova ricordarlo, è considerato il maggior esponente del monumentalismo sovietico giacché con l’avvento del comunismo non disdegnò di lavorare alacremente per i nuovi governanti russi. Disegnò molte stazioni della celebre metropolitana moscovita ed il grande Hotel Moskva  nella capitale. Per la chiesa matuziana e per le sue caratteristiche forme, si ricordino le cinque guglie a bulbo che si innestano su un tamburo a forma di parallelepipedo, e decorazioni si ispirò alla grande cattedrale settecentesca dell’Annunciazione che ancora oggi sorge a Mosca sulla Piazza Rossa subito al di fuori del Cremlino. Oggi la chiesa russo- ortodossa di Sanremo è frequentata da una moltitudine di fedeli, in gran parte di etnia slava, provenienti dall’Europa orientale.

Quasi scomparsi i rampolli delle grandi famiglie zariste che all’indomani dell’avvento del comunismo abbandonarono la Russia per raggiungere Sanremo oggi vi si recano a pregare i “ nuovi ricchi” russi che hanno ripreso, sulle orme dei loro avi, la moda di svernare nella Riviera dei Fiori,  le molte umili e preziose badanti ucraine che svolgono una funzione insostituibile accanto ai nostri anziani soli e non autosufficienti, i loro e le loro connazionali che a Sanremo sono immigrate per questioni economiche e svolgono i più svariati mestieri, gli immigrati dalla Serbia, dalla Bulgaria o da altre Nazioni nate sulle ceneri dell’ex impero sovietico che sono accomunati ai russi dallo stesso alfabeto, quello cirillico. In loro la fede cristiana ha attecchito in modo profondo dopo decenni di ateismo forzato in Patria. E’ una  fede semplice ma profondamente vissuta: per molti di loro, obbligati a stare lontano dal Paese d’origine per lavoro, un’autentica speranza in un futuro migliore.                                            

Sergio Bagnoli