Parlate liguri a rischio scomparsa e la Regione Liguria vuole farle diventare ufficialmente una lingua, con il riconoscimento giuridico  di una legge nazionale che potrà permettere  anche un inserimento scolastico come materia di studio.

Non per nostalgia folcloristica, ma come espressione  della quotidianità, come elemento identitario della comunità regionale. “La perdita delle parlate liguri, con il loro  corollario di saperi, lessici, specificità territoriali sarebbe un grave depauperamento del patrimonio culturale e storico della regione e della comunità .

Lo ha detto l’assessore alla Cultura Angelo Berlangieri , nel corso della presentazione, in mattinata, con presidente della Consulta Ligure della associazioni per la cultura Elmo Bazzano, della dodicesima edizione del Festival San Giorgio della Canzone in Lingua Ligure, in programma  venerdì 1 e sabato 2 dicembre 2012 al Teatro Don Pelle di Albenga, con la finalissima, sabato 16 febbraio al Teatro Govi di Genova- Bolzaneto.

Berlangieri, ha anche anticipato iniziative regionali per promuovere la parlata ligure, fra cui una applicazione gratuita per telefonini e tablet.

La “lingua” ligure, sia pure formata da elementi locali differenti,  affonda le radici in secoli di letteratura, a cominciare  dalle rime dell’Anonimo Genovese del 1291, fino  alla straordinaria poesia di “Creuze de ma” , il disco-capolavoro di Fabrizio De Andrè del 1984.

La situazione del “ligure”- si sottolinea nel documento- è comune a varie altre parlate regionali, tra cui  alcune di grande rilievo  sotto il profilo storico- linguistico- letterario , come, per esempio, il napoletano, il veneto, il siciliano, per questo, la Liguria cercherà di trovare  una linea comune con altre regioni nei confronti del governo.

Il richiamo a un intervento dello Stato non è casuale. Lo Stato italiano, pur avendola sottoscritta nel 2000,  non ha infatti ancora ratificato la Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie” approvata dal Consiglio d’Europa nel 1992. Non solo:  con una legge del 1999, lo Stato italiano tutela la lingua e la cultura di diverse popolazioni residenti in Italia (albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate) e delle popolazioni che parlano  il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. In sostanza, limitando lo “status” di lingua a quelle elencate.

La “lingua ligure”, riconosciuta fra quelle minoritarie dell’Unesco, è parlata, con differenziazioni, da circa 450 mila persone residenti nelle province di Genova, La Spezia, Savona, Imperia, in Alta Valle Tanaro, nell’Appennino Alessandrino, Pavese, Piacentino e Parmense, i cosiddetti territori delle “Quattro Province”, nonché nelle enclaves genovesi di Sardegna e Corsica,  con un bacino complessivo di popolazione di circa due milioni di persone.

“ Stiamo lavorando per arrivare a una proposta di legge  in contatto con il Ministero dell’Istruzione”, ha spiegato Berlangieri che nelle prossime settimane incontrerà il ministro Francesco Profumo, savonese.