Per la rassegna "Sats!", in occasione della Festa della Donna, Lo Spazio Vuoto di Imperia, martedì 8 marzo, ore 21.15, presenta lo spettacolo "Amina" di Pino Petruzzelli con Livia Carli. La cantina. Qui vive rinchiusa Amina, una giovane attrice algerina, scampata miracolosamente ad un attentato. La sua compagnia teatrale mise in scena uno spettacolo che non piacque ad un gruppo di terroristi che pensarono così di massacrare tutti gli elementi della compagnia. Solo Amina riuscì a salvarsi, trovando riparo in Italia da una zia che la nascose. Finì così per seppellirsi viva. Il monologo di Amina trae spunto da un incontro nel 1994 a Genova tra Pino Petruzzelli e un ragazzo algerino, Rachid, in occasione di una mostra fotografica contro il razzismo.Argomento di scottante attualità che cerca di trovare una risposta nella realizzazione di una coraggiosa e pacifica in resistenza in nome della dignità dell’essere umano. Introduce la professoressa Chiara Frassi.

"Lo ammetto – spiega Petruzzelli -, quando viaggio mi soffermo poco dinanzi ai monumenti. Preferisco sedere al tavolino di un bar per cercare di conoscere la gente che vive in quella parte di mondo. Se mi trovo di fronte a un bell’edificio, non riesco a vedere altro che le persone che l’hanno costruito. Guardo un capitello e immagino i muratori e gli artigiani al lavoro. Li vedo uscire di casa al mattino e recarsi a lavorare: passo dopo passo, con il freddo e con il caldo. Altre volte, davanti a un monumento antico, immagino gli schiavi costretti a costruirlo: mattone dopo mattone, diritto negato dopo diritto negato. Così, quando arrivo in un paese nuovo, cerco di entrare nelle vite delle persone che incontro. Faccio domande dettate dalla curiosità e dalla voglia di ascoltare, e loro iniziano a raccontare e a raccontarsi. Nei miei viaggi non corro mai il rischio di finire ospite di serate mondane, perché prediligo le periferie, le strade poco battute dove sopravvivono gruppi di persone marginali. Cerco di vivere l’imprevisto. Mi fermo a parlare nelle corriere, nei bar, nelle piazze. Lì conosco i miei nuovi compagni di viaggio. Con il passare dei giorni, alla conoscenza subentra l’amicizia e le porte delle loro case si aprono. Mangiamo insieme e insieme facciamo un tratto di strada. Sempre insieme perdiamo del tempo. Lasciamo che le ore scorrano senza fretta. L’amicizia necessita di tempi lunghi e io cerco di essere come una bottiglia vuota che si lascia riempire. Prima di partire non leggo nulla sul paese che intendo visitare: voglio essere pulito come un foglio bianco e privo di idee precostituite. Ascolto. Perché parto? Forse per leggere il mondo da una prospettiva diversa? Per sentirmi anch’io straniero? Per cercare affinità nella diversità? O forse per avere conferma che i confini sono solo un’invenzione dell’uomo? Chissà, forse tutte queste cose insieme, o nessuna di esse".