Ha preso il via domenica 19 novembre 2017 il Festival Chitarristico Internazionale, che si svolgerà sino a sabato 25 nella prestigiosa cornice del Casinò di Sanremo. Una settimana di ottima musica: si terranno il concorso chitarristico internazionale, masterclasses e concerti di alto livello anche con l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, che rappresenta una delle più rilevanti istituzioni culturali della Città dei Fiori.

Il Festival si caratterizza per la qualità, il profilo internazionale e lo spazio offerto ai talenti emergenti. Ideatore e direttore artistico della manifestazione è l’imperiese Diego Campagna, Maestro di chitarra classica, che ha raggiunto il successo mondiale già a 38 anni. Per un approfondimento sull’evento lo abbiamo incontrato durante una pausa dalle prove nel foyer del Teatro, dove è in corso la mostra “Sanremo: i ruggenti anni ’30”, quando la casa da gioco e la città divennero un polo internazionale di cultura e di spettacolo.

Diego Campagna con la Sinfonica © Anna Maria Castellana

Come è nata l’idea di un Festival Chitarristico Internazionale a Sanremo?
“L’idea è nata tre anni fa, veramente ci pensavo da diverso tempo, era uno dei miei sogni, uno dei pochi che non avevo ancora realizzato. Giro spesso per il mondo per i miei concerti e mi avrebbe fatto molto piacere riuscire a portare un pezzettino di mondo dove vivo io: metà della mia famiglia sta a Imperia e metà a Sanremo. Mi hanno aiutato tante persone ed è diventato uno dei festival più importanti del pianeta grazie al livello artistico, perché arrivano i migliori chitarristi del globo”.

Sanremo mantiene la valenza di città della musica?
“Sì e non solo: ovunque mi sposti e parli di Sanremo, la conoscono, per esempio in Cina, in Giappone, negli Stati Uniti, in Europa, praticamente dappertutto. Ha un’importanza non solamente culturale, ma anche per quel che riguarda la musica pop e il Festival della Canzone Italiana. Ecco, perché non darle rilievo e veicolare il nome di Sanremo nel mondo utilizzando pure questo Festival e un tipo di musica un po’ più nobile, ma nel contempo alla portata di tutti?”.

Vuole presentarci la terza edizione?

Diego Campagna con la Sinfonica © Anna Maria Castellana

“Sono molto orgoglioso di avere tra gli ospiti l’americano Andrew York, che ha vinto un Grammy Award a Los Angeles ed è stato nominato tre volte, e un’altra amica Tali Roth, che è il capo dipartimento della Juilliard School di Manhattan e una concertista fra le più affermate. La curiosità è che è figlia e allieva di Woody Allen. L’amicizia si crea soprattutto ad alti livelli perché, quando uno è appagato della propria carriera, non ha niente da invidiare agli altri, anzi può andare d’accordo con grandi persone e grandi artisti come loro”.

 

 

 

Quest’anno il Festival accoglie una delegazione governativa cinese ed è membro della giuria del concorso il Presidente dell’Anshan Guitar Association di Pechino, che conta circa duemila iscritti. Che rapporti ha con la Cina?

Diego Campagna © Anna Maria Castellana

“In Cina vado tre o quattro volte l’anno come docente invitato al Conservatorio Nazionale Superiore di Pechino. E’ un grandissimo Paese, sono meravigliosi e hanno un’enorme fame della nostra cultura, perché fino a 30 anni fa non era possibile l’accesso a ciò che è al di fuori della tradizione popolare cinese. C’è fermento intorno all’arte italiana e alla chitarra classica. Hanno associazioni chitarristiche in ogni città con parecchi iscritti, considerato che i Cinesi hanno i numeri dalla loro parte”.

Come vede il futuro del Festival?
“Lo vedo bene, perché l’evento è cresciuto e oggi vengono da sempre più lontano sia per il concorso chitarristico internazionale sia come pubblico: sono attesi dei pullman da tutta Italia. Devo ringraziare il Comune e il Sindaco, il Casinò e l’Ing. Prestinoni, il quale è un intenditore del genere, e le persone che si
sono rese conto di quanto vale un tale movimento per il prestigio della città e sicuramente vorranno far crescere ulteriormente la manifestazione. Ciò mi rincuora, perché la cultura ha bisogno di essere supportata a livello istituzionale, è fondamentale. Purtroppo ci si dimentica di questo, ma a Sanremo non accade e mi fa davvero piacere”.

Diego Campagna © Anna Maria Castellana

Lei cura l’Orchestra di chitarre del Ponente Ligure, composta da 40 giovani dagli 8 ai 28 anni, che è coinvolta nel Festival. Come si possono avvicinare i ragazzi allo studio di uno strumento musicale?
“Innanzitutto con umiltà. Se ripenso a quando ero bambino e mi facevano cadere qualcosa dall’alto, non riuscivo a farlo completamente mio, perché mi sembrava quasi un’imposizione. Oggi i messaggi, che i giovani ascoltano quotidianamente, sono cambiati. Di conseguenza occorre cambiare la maniera di comunicare con loro. La musica, che noi eseguiamo, non è diversa da quella di Ghali, Fedez e J-Ax, non sono mondi così distanti, quindi si deve usare lo stesso linguaggio degli idoli dei ragazzini e il gioco è fatto”.

A che età e in che modo si è appassionato alla chitarra classica?
“Avevo 8 anni e vivevo con mia mamma e lo zio, un chitarrista amatore, che mi regalò un vinile di Andrés Segovia, che per me è stato il più grande virtuoso di tutti i tempi, un poeta dello strumento. Mi colpì particolarmente una melodia popolare catalana “El noi de la mare”, un brano natalizio, la dedica di un figlio alla madre. Così mi innamorai del suono della chitarra e interpreto sempre questo pezzo come bis nei concerti. In famiglia mi hanno insegnato a non esagerare nel parlare di me stesso. E ritengo che dobbiamo continuare a studiare, per preparare repertori nuovi da presentare al pubblico”.

Anabel Montesinos e Marco Tamayo con la Sinfonica © Anna Maria Castellana

Un ricordo speciale della Sua carriera.
“Ho suonato due volte alla Carnegie Hall, la prima volta
avevo già una discreta carriera alle spalle e non era il primo concerto fuori dall’Italia. Nella Carnegie Hall ci sono tre sale, una più ampia per le orchestre e le altre due per i solisti come me. Mentre mi esibivo, in contemporanea c’era Riccardo Muti a dirigere la Chicago Symphony Orchestra, perciò mi ha suscitato emozione leggere sul programma il mio nome vicino a quello del Maestro Muti, pur non essendo di lacrima facile. E’ stato un successo, ho ricevuto una standing ovation. L’anno scorso mi hanno richiamato per il concerto di Natale del 23 dicembre e poi ho passato le feste a New York con la mia famiglia. Ho ricevuto tre standing ovation, una dopo ogni bis che mi hanno chiesto. Mi pare incredibile, ma direi che è andata bene”.

Quali sono i Suoi progetti futuri?
“Tra un paio di mesi dovrebbe uscire un disco e nel 2018 avrò di nuovo una serie di concerti in Sud Africa, Stati Uniti, Messico, Honduras, Cile, Cina, Giappone, Spagna e Italia, insomma un po’ in tutto il mondo”.

Un’ultima curiosità, ho domandato al Maestro Campagna come augurargli buona fortuna per Festival e mi ha risposto di dirgli semplicemente: “Divertiti!”.