“Passame er sale”, il brano con cui Luca Barbarossa si presenta al Festival di Sanremo 2018, si è aggiudicato il Premio Lunezia, un prestigioso riconoscimento al valore musical-letterario dell’opera: “Una bella soddisfazione” ha dichiarato il cantautore in conferenza stampa al Teatro Ariston questa mattina. La canzone rappresenta la costruzione quotidiana di un amore, è la storia di due persone che, nonostante le difficoltà della vita, perseverano nella scelta di voler fare ancora tanta strada insieme e che vedono i figli andare per il mondo. Roma fa da sfondo a questa vicenda e alle altre raccontate nel nuovo album “Roma è de tutti”. Si tratta di un disco interamente in dialetto con dei duetti importanti, come quello con Fiorella Mannoia, ed è in uscita venerdì 9 febbraio.

Perché la scelta di cantare nella sua lingua? “Perché Roma, questo museo a cielo aperto, e la bellezza sono di tutti. Ho affrontato, seppur con timore, il dialetto non per escludere chi non lo conosce, bensì perché è la lingua della familiarità e delle confidenze tra amici. E poi per dare un senso di abbraccio: da sempre la capitale è votata all’accoglienza”. Ma romanesco o romano? “De romanesco ce stanno solo i carciofi, come diceva Alberto Sordi, perciò preferisco lasciare il romanesco al glorioso passato e parlare di lingua romana”. Vale a dire che Barbarossa si è attribuito il tentativo e il merito di aver rielaborato e attualizzato il romano, un esperimento mai fatto prima al contrario di altre lingue, come il napoletano del grande Pino Daniele. Alla fine il simpatico cantautore ha lanciato l’idea ai vari interpreti di riformulare “Passame er sale” nei loro diversi dialetti.