Sanremo, l’Italia e l’orizzonte che non smette di far sognare
A Sanremo il mare non è soltanto uno sfondo: è una presenza costante, un respiro che accompagna la città, il Festival, le canzoni. È un filo invisibile che attraversa il tempo, come abbiamo raccontato nell’ultima edizione estiva del nostro Sanremo Magazine, e che unisce l’Italia da nord a sud. Non solo perché Sanremo nasce sul mare e continua ogni anno a specchiarsi nelle sue acque, ma anche perché l’Italia stessa è, prima di tutto, un paese marittimo, con 15 delle sue 20 regioni bagnate dal mare.
Il mare da secoli rappresenta per l’Italia una rotta di commercio , un confine naturale e una promessa di mondi lontani. Da queste acque sono salpate, generazioni di uomini e donne che sospinti dal desiderio di un futuro migliore hanno attraversato l’oceano inseguendo un sogno. Oggi, invece, sono spesso i loro discendenti a volgere lo sguardo verso l’Italia sognando il Bel Paese. Il mare, per gli italiani, non è soltanto bellezza: è memoria collettiva e radice profonda della nostra identità.
E questo mare, quasi per destino, si insinua ogni anno nelle canzoni che risuonano dal palco dell’Ariston. Gli artisti si susseguono, i suoni si trasformano, ma il mare rimane immutabile, eterno custode delle storie di sempre. Si manifesta come nostalgia, si rivela come attesa, si riconosce nell’identità, e si configura come autentica metafora dell’anima. Dalla delicatezza intima de Il mare nel cassetto degli anni del Casinò, al mare contemplativo e interiore de Il mare calmo della sera, che nel 1994, nella categoria Nuove Proposte, lancia Andrea Bocelli nel mondo. Dall’inno collettivo di Gente di mare, portato sul palco come simbolo di appartenenza, fino al mare che cura e consola ne L’odore del mare di Eduardo De Crescenzo.
Con il passare degli anni il mare si trasforma ancora: diventa profumo, memoria, sostanza dell’amore in Il profumo del mare e Come l’acqua dentro il mare. Poi si fa frontiera, distanza, viaggio umano in Lettera al di là del mare di Massimo Ranieri. Fino ad arrivare al mare contemporaneo, inquieto e politico, di Mare di guai e di Onda alta, dove il Mediterraneo non è più solo luogo dell’anima, ma spazio vivo della cronaca e delle coscienze.
Il mare di Sanremo, ieri come oggi, è lo stesso mare da cui abbiamo preso il largo e che ancora oggi continuiamo a scrutare con speranza. È un filo invisibile che unisce le regioni, intreccia le storie, attraversa il tempo e collega le generazioni. Unisce persino le nostre canzoni. Il Festival si trasforma, l’Italia evolve, ma il mare rimane immutato. Davanti all’Ariston, davanti al Paese, davanti ai nostri sogni più profondi.
Luca Giovannetti




