Il porto di Sanremo, il mare: limite e risorsa mentale dei Liguri

Cultura

La vita giovanile di Italo Calvino era tutta proiettata verso la città moderna, verso la Sanremo degli spettacoli, dei cinema e dei ristoranti. Il suo limite era il mare. Un “brodo primordiale” come ricorda il grande architetto Renzo Piano, ligure pure lui. Il porto è luogo di incontro, di gioco, di sguardi e di ricordi. Il porto guardato dalla fortezza di Santa Tecla, a lungo tempo destinata a prigione, anche per i partigiani durante la guerra. Il mare, oltre i limiti degli scogli per la diga foranea, che si saltavano uno ad uno per arrivare in fondo. Il mare che è limite di un certo tipo di ligure, come dice Calvino, ancorato alla sua terra e risorsa di un altro tipo, certo più vicino allo scrittore, curioso e desideroso di vedere “cosa c’è” oltre quel mare. Un ligure, dunque, capace di vivere all’estero e sentirsi bene dovunque senza però dimenticare le sue origini. Vicino al porto, poi, le spiagge, con l’allora stabilimento balneare avveniristico del Morgana, luogo di scontri bonari tra bande di ragazzi, conclusi dal rovesciamento dei rispettivi pattini in mare e da gare di nuoto verso le boe più lontane.

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Immagini e parole

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