Il valore autentico della musica dal vivo

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Intervista al Maestro Giancarlo De Lorenzo, direttore artistico e musicale dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo La musica dal vivo possiede un fascino irripetibile, capace di trasmettere emozioni che nessuna registrazione può…

Intervista al Maestro Giancarlo De Lorenzo, direttore artistico e musicale dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo

La musica dal vivo possiede un fascino irripetibile, capace di trasmettere emozioni che nessuna registrazione può restituire nella loro pienezza. Ne abbiamo parlato con il Maestro Giancarlo De Lorenzo, direttore artistico e musicale dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, presente anche al Festival, per approfondire le differenze tra l’ascolto in sala dal vivo e quello mediato dalla tecnologia, e per conoscere più da vicino la nuova stagione concertistica della Sinfonica.

Maestro, qual è la principale differenza tra un brano eseguito dal vivo e lo stesso registrato, al di là degli aspetti tecnici?

«È evidente che un brano registrato si avvicina molto alla perfezione, perché in sala di registrazione si possono effettuare più prese, scegliere la migliore, intervenire con montaggi e correzioni, ottenendo un risultato di altissima qualità artistica in termini di intonazione, ritmo e colore. Tuttavia, il concerto dal vivo ha un valore diverso: l’emozione del momento, ciò che l’artista vive sul palco e trasmette al pubblico, crea una magia che nessuna registrazione può restituire. In una parola, nel suono registrato spesso manca l’anima.»

La musica dal vivo conserva quindi anche una certa imprevedibilità e qualche inevitabile imperfezione. Quanto incide, secondo lei, questa caratteristica sull’emozione del pubblico?

«Direi che è proprio questa la sua forza. A volte, durante un concerto, si crea una condizione speciale, un’energia irripetibile. È accaduto di recente, durante l’inaugurazione della nuova stagione con il concerto di Mendelssohn per violino e orchestra e le musiche di Rimskij-Korsakov: una serata davvero magica. Forse non perfetta sotto ogni aspetto, ma capace di coinvolgere profondamente pubblico e musicisti.

Se dovessimo incidere un CD, ripeteremmo alcuni passaggi per renderli impeccabili, ma perderemmo quella verità emotiva che nasce solo sul palcoscenico. Anche l’imperfezione fa parte della vita e dell’arte: i musicisti sono esseri umani, e proprio per questo sanno trasmettere emozioni autentiche.»

Come giudica l’uso dell’autotune nella produzione musicale contemporanea, tra correzione vocale ed effetto creativo?

«Preferisco non entrare nel merito tecnico, ma posso dire che per me la base della musica resta la preparazione, la competenza e la padronanza dello strumento o della voce. Se un artista deve essere corretto artificialmente, significa che manca qualcosa nella sua formazione. È come un fisico che non conosce le tabelline: non può costruire qualcosa di solido. Personalmente, non apprezzo l’uso dell’autotune come strumento di compensazione delle carenze vocali; snatura l’autenticità dell’espressione musicale.»

La Sinfonica di Sanremo propone una stagione ricca e diversificata. Quali concerti consiglierebbe a chi desidera avvicinarsi per la prima volta alle vostre esibizioni?

«La stagione 2025/2026 è particolarmente varia e pensata per accogliere pubblici diversi. Ad esempio Il concerto dedicato alla Seconda Sinfonia di Sibelius, un programma di grande fascino, e quello con le Danze Polovesiane, altrettanto suggestivo. Il nostro obiettivo è proporre una stagione equilibrata, che accanto al grande repertorio offra anche pagine meno note ma di straordinaria bellezza. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo eseguito una sinfonia di Amy Beach, un’autrice ancora poco conosciuta, ma di grande interesse. Allo stesso tempo, cerchiamo di rendere la musica sinfonica accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta: programmi come quelli dedicati alla famiglia Strauss, con il loro linguaggio immediato e coinvolgente, riescono a conquistare anche il pubblico meno esperto. 

SARA ALESSANDRI

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