Tuttavia, rimase sempre ai margini di questi movimenti, compresi il Cubismo e il Fauvismo. Fu molto vicino alla Scuola di Parigi e ai suoi esponenti, come Amedeo Modigliani. I suoi dipinti sono ricchi di riferimenti alla sua infanzia, anche se spesso preferì tralasciare i periodi più difficili. Riuscì a comunicare felicità e ottimismo tramite la scelta di colori vivaci e brillanti. Il mondo di Chagall era colorato, come se fosse visto attraverso la vetrata di una chiesa. Si è occupato anche di Mail Art. Durante il suo primo soggiorno a Parigi rimane colpito dalle ricerche sul colore dei fauves e da quelle di Robert Delaunay (definito il meno cubista dei cubisti). Il suo mondo poetico si nutre di una fantasia che richiama all’ingenuità infantile e alla fiaba, sempre profondamente radicata nella tradizione russa.
La semplicità delle forme lo collega al Primitivismo della pittura russa del primo Novecento e lo affianca alle esperienze di Natalja Sergeevna Goncarova e di Michail Fedorovic Larionov. Con il tempo il colore di Chagall supera i contorni dei corpi espandendosi sulla tela. In tal modo i dipinti si compongono di macchie o fasce di colore, sul genere di altri artisti degli anni Cinquanta appartenenti alla corrente del Tachisme (da tache, macchia). Il colore diventa così elemento libero ed indipendente dalla forma. Chagall fu affascinato sin dagli anni giovanili dalla Bibbia, da lui considerata come la più importante fonte di poesia e di arte, ma è solo a partire dagli anni ’30 che se ne interessò profondamente ed iniziò a studiarla con dedizione.
Biglietti d’ingresso: 6 e 3 euro. Orari: dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, chiuso il lunedì e i giorni festivi. Fino al 24 aprile.




