In un Sanremo dichiarato ieri dal direttore di Rai1 Giancarlo Leone, con un sospiro di sollievo, senza polemiche, qualche chiacchiera d’obbligo è però scattata oggi in merito alla giuria demoscopica. Durante la conferenza stampa del mattino è stato infatti spiegato il criterio di selezione di questa parte “popolare” dei giurati, che si è basato, ha confermato Nando Paglioncelli, amministratore delegato di Ipsos Italia e responsabile delle questioni legate al voto e alle giurie di Sanremo 2015, sull’acquisto di almeno due album italiani durante lo scorso anno oppure un biglietto di concerto. La perplessità dei giornalisti musicali in sala non si è fatta attendere ed è scattato un accenno di polemica legato al fatto che non bastano certo due album né un solo concerto a selezionare persone esperte di musica da inserire in una giuria. “Non siamo al Tenco, siamo a Sanremo – ha ricordato Nando Paglioncelli, Il pubblico della giuria demoscopica ha un peso del 30% circa sul totale dei voti di tutte le giurie, non è l’unico voto presente anche se, associato agli altri, contribuirà all’uscita di 4 big come da regolamento”. Le tre giurie (giornalisti, demoscopica, televoto), come ha proseguito poi a spiegare Paglioncelli, sono state composte con ingredienti diversi, tenendo presenti criteri di selezione arbitrari relativi alle “persone vicine alla musica” scelte per la demoscopica. A zittire le polemiche, la ribadita volontà di dare spazio a una giuria davvero popolare e non di esperti e il matematico commento di Paglioncelli “più è elevato il numero di dischi, più selettivo sarà il bacino delle persone”.

Novità di quest’anno a proposito di giuria demoscopica sarà l’assenza fisica dei votanti che interverranno invece tramite un’app nelle due ultime serate. Questa sera spazio invece alla giuria dei giornalisti e al televoto, che avranno entrambi un peso del 50 per cento sulla classifica finale di cui, già a fine serata durante la diretta, si potrà avere un’idea.