Tutto nasce da una scena vista alla stazione di Milano Centrale: un ragazzo che ci prova con una ragazza. “Volevamo raccontare la sensazione di dover rompere il ghiaccio– raccontano i The Kolors – è come nella vita: devi fare il primo passo. Questo ci ha dato il la per la scrittura del testo, che parte proprio da una scena”. Un approccio “old school” insomma, che parla di persone fuori dai social, di istinto e di relazioni: qualcosa di non banale da comunicare alla GenZ, abituata a ben altro.
“Un ragazzo una ragazza” arriva sul palco dell’Ariston dopo il travolgente successo di “Italodisco”, che tuttavia, spiega il gruppo, è stata composta dopo il brano sanremese, proprio quando si è verificata la scena della stazione. “Avevamo solo il gancio del ritornello, l’idea poi è stata accantonata – dicono – nel frattempo è esplosa “Italodisco”, ma il fatto di aver sviluppato il brando di Sanremo dopo ci ha dato la possibilità di arrivare qui con la percezione chiara di quel che volevamo fare dal punto di vista sonoro, abbiamo usato una palette di colori nota”.
Un pezzo urban funk, viene definito così “Un ragazzo una ragazza”: “Il fatto che siamo riconosciuti per un suono e un’identità – proseguono i The Kolors – è un grande complimento, si tratta di un obiettivo grande per noi”. A proposito delle sensazioni sul palco, il gruppo parla di ansiadrenalina, una parola unica per definire la sensazione di calcare l’Ariston. Farlo forti di una discreta gavetta stempera l’emozione, anche se “quando il pubblico davanti a noi è gigante, anche se ci mette agitazione resta una bellissima cosa: abbattiamo l’ansia cercando di usare al meglio la possibilità che abbiamo”.



