Nel 2012 si è commemorato il decimo anniversario della scomparsa di Thor Heyerdahl, nato il 6 ottobre 1915 a Larvik, in Norvegia, e scomparso a Colla Micheri, nel comune di Andora (Savona), il 18 aprile 2002. Colla Micheri è un borgo medioevale edificato sulla collina fra Laigueglia e Andora, lungo il tracciato dell’antica via romana Julia Augusta. In posizione dominante sul mare insiste una torre saracena cinquecentesca, la cui collocazione elevata e la forma circolare suggeriscono una possibile destinazione originaria a mulino a vento; sotto di essa è posta la tomba di Heyerdahl che, per oltre trent’anni, scelse di vivere qui per la rara bellezza, la posizione e il clima del luogo.

Il grande norvegese, laureatosi in biologia a Oslo, divenne poi antropologo delle Isole del Pacifico, dove, precursore degli hippies, nel 1937 si recò a Fatu Hiva (Isole Marchesi) con la prima moglie Liv, per vivere con lei come novelli ‘Adamo ed Eva’ e dove un altro norvegese, Henry Lie, residente lì da trent’anni, gli mostrò alcune statue di pietra del tutto simili a quelle ritrovate in Colombia: un evento che cambiò il corso del suo viaggio e della sua vita poiché per la prima volta egli sentì narrare la leggenda del Kon-Tiki, nome indissolubilmente legato alla sua fama internazionale. Infatti, nonostante le sue principali attività siano state quelle di archeologo, antropologo ed esploratore, Heyerdahl è noto ai più per l’intrepida impresa, compiuta nel 1947, della traversata di 4.300 miglia dalle sponde dell’America del Sud alle Isole Tuamoto che egli intraprese appunto con Kon-Tiki (Dio del Sole), la zattera costruita con legno di balsa, giunco e papiro, per dimostrare che gli Inca, e non solo loro, avrebbero potuto attraversare l’Oceano e raggiungere e colonizzare la Polinesia. Una spedizione preparata nei minimi dettagli in modo da utilizzare, per quanto possibile, tutti i metodi e le tecnologie disponibili a quel tempo, uno dei viaggi più straordinari del XX secolo, un viaggio destinato a fare e divenire storia! Co-protagonisti dell’avventura furono Erik Hesselberg, navigatore e artista che dipinse il volto del dio sulla vela; Bengt Danielsson, svedese, cuoco e cambusiere, nonchè sociologo interessato alle migrazioni umane; Knut Haugland e Torstein Raaby, entrambi esperti e responsabili delle trasmissioni radio; Herman Watzinger, ingegnere incaricato delle misurazioni dei dati tecnici, meteo e idrografici. Per oltre quarant’anni l’omonimo museo Kon-Tiki, inaugurato nel maggio del 1950, è stato diretto da Knut Haugland, membro dell’equipaggio, mentre oggi a dirigerlo è Thor Heyerdahl jr., primogenito del grande capo spedizione norvegese.

Dopo questa prima temeraria e assai discussa impresa, Heyerdahl proseguì nel suo lavoro con numerosissimi viaggi ed esplorazioni archeologiche tra Oceano Pacifico, Atlantico, Galapagos, Isola di Pasqua, Perù, isole Canarie e, infine, in Russia nel Mar d’Azov, la sua ultima spedizione, interrotta dall’aggravarsi delle sue condizioni di salute e in seguito dalla sua morte. Fu apprezzato autore di molteplici volumi sui suoi itinerari e regista, premiato con il prestigioso premio Oscar nel 1951 per il documentario Kon-Tiki. Quando gli fu chiesto un consiglio circa come mantenersi giovani, rispose: "Mai rinunciare!".

In occasione dell’inaugurazione della mostra personale di sculture a Villa Faraldi, abbiamo incontrato una dei suoi cinque figli (due maschi dal primo matrimonio e tre femmine dal secondo), Marian Heyerdahl, con la quale, oltre che delle sue bellissime opere, abbiamo ovviamente parlato anche del famoso genitore; ella ci ha confidato che le sue prime sculture ispirate all’arte precolombiana, sono state ovviamente influenzate dalla vita di suo padre. Dei numerosi fratelli, Marian è stata l’unica a coglierne, a suo modo, l’eredità, dedicandosi in forma diversa, attraverso l’arte, alla scoperta di popoli, culture e luoghi lontani. Reduce dall’esposizione del suo ‘esercito di terracotta femminile’ in Cina e Norvegia, pur essendo nata a Oslo, Marian parla perfettamente l’italiano in quanto aveva solo sei mesi quando i suoi genitori, per motivi di salute, approdarono in Liguria, ad Alassio, alla ricerca di un luogo salubre dove trascorrere una convalescenza. Thor scoprì Colla Micheri e se ne innamorò letteralmente trasformando un paese allora abbandonato in un accogliente e ridente borgo al quale ha donato una seconda vita e dove si stabilì fino alla fine dei suoi giorni e in cui Marian, tra un viaggio e l’altro, vive nella casa paterna e lavora nel nuovo e ampio studio con il marito, Ole Lislerud, altro stimato artista norvegese, professore di architettura, capo reparto ceramica all’Accademia Nazionale di Arte e Design di Oslo, e apprezzato pittore.

Ricordando il padre (al quale somiglia tantissimo) e la sua scelta di vita ligure Marian confida: “Egli scelse questo luogo magico perché si trova tra le montagne e il mare, questo era ciò che lo affascinava. Secondo me vivere qui era per lui come una forma di meditazione perché qui il mare è molto calmo e, senza luce, scriveva i suoi libri su in cima, alla torre… Io pure sono ispirata non solo dalle idee di mio padre ma anche da questo mare bellissimo e questo luogo incantevole”. E come darle torto?

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