Inconfondibile per la sua silhouette che ricorda il carapace di una tartaruga, l’isola Gallinara (anticamente Gallinaria), prospiciente la città di Albenga e visibile per buona parte della costa della Riviera delle Palme sino ad Alassio, da sempre rappresenta un luogo pieno di fascino e di mistero…

Sulle carte geografiche ‘la Gallinara’, come viene chiamata ‘confidenzialmente’ e che prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, è poco più di un puntino, ma con i suoi undici ettari di superficie per un’altezza massima di 87 metri, una lunghezza di 47 e una larghezza di 450, è in realtà l’unica vera isola della Liguria, poiché le altre: Tino, Bergeggi e Palmaria, al confronto non sono altro che semplici scogli ancora collegati alla terraferma da un cordone ombelicale subacqueo che qui, invece, il lavorio delle correnti ha troncato di netto, scavando un canale profondo in media 12 metri e largo circa un chilometro e mezzo.

L’isola si può raggiungere in circa dieci minuti con una barca a motore e in circa un’ora di barca a remi accompagnati da un buon vogatore, ma i più temerari e resistenti compiono l’impresa anche a nuoto.  

Nel 1988 la Gallinara è stata dichiarata Parco Regionale Protetto e attualmente è abitata soltanto un guardiano che ha l’incombenza di preservarla dagli incendi e di mantenere in perfetta efficienza gli oltre 10 chilometri di sentieri che l’attraversano e difenderla dall’assalto indiscriminato dei turisti, indubbiamente negativo per l’integrità di un ambiente che si è sviluppato negli ultimi secoli al riparo da ogni condizionamento umano, garantendo all’isola lo status di un piccolo paradiso naturalistico per molti aspetti ancora da scoprire. Sulla Gallinara, infatti, sono state al momento catalogate circa ventisette differenti varietà di vegetali, tra le quali alcune specie molto rare che, grazie al clima particolarmente mite, risalgono addirittura al terziario, sopravvissute alle glaciazioni della preistoria, con endemismi come la rosa gallinariae, o la campanula sabatia, ormai quasi scomparsa in terraferma. Tra le rocce abbonda anche l’euphorbia dendroides, di un colore rosso vivo che spicca tra il grigio del timo, del mirto e della ruta, le caratteristiche essenze della macchia mediterranea qui altrettanto copiose. Lungo i suoi sentieri, si trova anche la cosiddetta vegetazione antropica ricca di agavi, aloe, fichi d’India, ulivi ed eucalipti, mentre ovunque si aggrappano licheni di color cinerino, verdastro, giallo zolfo.

La fauna locale, oltre alle due colonie di gabbiani comuni e gabbiani reali che hanno fatto dell’isola  il loro domicilio d’elezione, vede anche la presenza del cormorano e del colubro lacertino, un genere di serpente molto raro.

Storicamente l’isola Gallinara fu dai tempi più remoti approdo di marinai fenici, greci e romani. Nel Medioevo fu sede di uno dei più importanti monasteri benedettini dell’Italia settentrionale e nel 1586 il podestà di Albenga, Galeazzo Di Negro, vi fece erigere il bianco torrione circolare tuttora ben visibile, per l’avvistamento dei saraceni che ai tempi compivano numerose scorrerie nella zona. Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, un battaglione della Wermacht vi realizzò una rete di gallerie che sboccavano in diverse piazzole sulle quali posizionarono mitragliatrici antiaree.

L’attività subacquea nei pressi dell’isola fu infatti vietata proprio per la presenza di ordigni bellici inesplosi e del relitto di un’antica nave romana e altri reperti nei suoi fondali, ma a seguito di una bonifica le immersioni sono state successivamente consentite anche se si possono effettuare solamente accompagnati dalle guide locali dei diving convenzionati che assicurano il rispetto dell’integrità del sito archeologico e dei fondali attorno all’isola.

Ancora oggi di proprietà privata la Gallinara non è aperta al pubblico, ma in attesa che lo possa diventare,  per chi non dispone di una propria imbarcazione è raggiungibile con gite turistiche organizzate, prevalentemente nella stagione estiva: senza dubbio un’escursione interessante sotto molti punti di vista. Questo isolotto dall’insolita e simpatica forma di testuggine è decisamente un picco prezioso gioiello incastonato nello splendido mar Ligure che molti si augurano possa essere adeguatamente rivalutato e, con le dovute attenzioni, possa essere ammirato da vicino da tanti appassionati di ambiente, natura e mare.