Il Convento dell’Annunziata dei Padri Minori Osservanti fondato il 7 febbraio 1503, Vescovo Domenico Vaccari, da G.Rossi: “si ergeva a un trar di balestra fuori dalla porta occidentale della città, sopra una cresta stagliata di monte, che mena a precipizio nel mare”, in località Le Cassine, ove già sorgeva una chiesuola dedicata a San Lazzaro con annesso ospizio.

Alla fine del XVIII secolo a seguito della soppressione degli ordini monastici i frati dovettero lasciare il convento, vi rientreranno per un breve periodo e, infine, lo lasceranno definitivamente nel 1831per cederlo allo Stato che vi edificherà il Forte o Ridotta dell’Annunziata.

Il Convento di San Francesco, di origine più antica,  XIII secolo, sorgeva presso di San Francesco, ora Porta Nizza, incerto è se il convento sorgesse sin dall’origine in Ventimiglia, come scrive Padre Angelico Aprosio o se, come scrive il Rossi, sorgesse ab origine presso Forte San Paolo.

Come si  sa i Frati, da fratres, fratelli, come soleva chiamare San Francesco i suoi seguaci, fanno voto di assoluta povertà così come le Suore, da sorores, sorelle; nomi  che designeranno coloro che sono entrati in un ordine non monastico. 

All’origine Francesco volle che i suoi fratelli non possedessero nemmeno le costruzioni in cui abitavano o le chiese in cui pregavano per cui i poverelli del Santo di Assisi, mendicanti, occupavano chiese, costruzioni in rovina, abbandonate o date loro in uso e le restauravano e riadattavano per le loro funzioni. Sembra che così sia accaduto per la chiesa di San Francesco, i Fraticelli occuparono una chiesa preesistente, forse in parte diruta e, alcuni storici locali, anche chi scrive, accarezzano l’idea che tale chiesa fosse appartenuta ai monaci Templari che sicuramente avevano possedimenti in Ventimiglia, possedimenti che, dopo la sospensione dell’Ordine nel 1317, dovettero abbandonare.

La chiesa di San Francesco, infatti, presenta diverse fasi costruttive, la prima costruzione era una chiesa orientata in modo perfettamente perpendicolare all’attuale, il portale  di ingresso con un arco ogivale goticheggiante in candida pietra della Turbia, che richiama la Porta della SS Trinità della Cattedrale, si affacciava sulla attuale Via Garibaldi, ad un livello superiore di circa due metri e mezzo rispetto al selciato odierno, la facciata dunque guardava verso sud-est.

Probabilmente per il grande afflusso di fedeli i Francescani sentirono la necessità di ampliare la loro chiesuola, che fu così inglobata in una chiesa più grande dalla tipica struttura “a fienile”, cioè una grande aula priva di cappelle laterali e con un tetto a capriate in legno, orientata lungo l’asse sud-nord, che rispecchiava nel costrutto i dettami di Francesco, povertà e umiltà, probabilmente più lunga dell’attuale, sembra infatti che per far spazio alle mura genovesi erette nel 1526, la facciata della nuova chiesa fu arretrata di qualche metro.

Varie sono state le vicissitudini dei due conventi (convento, da cum-vivere, vivere insieme,  in un cenobio da distinguere da monastero, da monos unico, solo, come, appunto i monaci  che furono i primi religiosi  cristiani che vivevano isolati, nei deserti, come eremiti, anacoreti).

I monaci si dedicavano più a una vita di studio e di preghiera, ascetica, i frati ad una vita in povertà e preghiera ma a contatto con  le classi più povere cercando di condividere e alleviare i loro problemi di vita quotidiana.

Ancora in vita Francesco, il suo movimento spirituale conobbe un momento di crisi con una scissione interna con una frangia radicale (Spiritualismo) che rischiò la condanna per eresia. Dopo varie fasi i Francescani si distinsero in Osservanti, più vicini alla predicazione del Santo, con un’osservanza stretta della Regola, assoluta povertà delle origini, e che di solito vivevano in eremi isolati, lontani dalle città (l’Annunziata)  e Conventuali,  che univano alla preghiera lo studio con una svolta istituzionale e colta, vivevano in conventi situati entro le mura cittadine (San Francesco) scissione sancita da Papa Leone X nel 1517.

Nel 1520 sorse un terzo ramo della famiglia francescana, i Cappuccini, nome derivato dal loro caratteristico saio, cocolla, con cappuccio che propugnavano un rigoroso ritorno alle origini francescane, denominata dei Frati Minori Eremiti approvata da Papa Clemente VII nel 1528 come scissione dai Minori Conventuali.

Al Convento dell’Annunziata erano i Minori Osservanti, a San Francesco i Minori Conventuali.

Nel XVII secolo la chiesa di San Francesco subì profonde trasformazioni dettate dalla Riforma cattolica, il tetto fu innalzato e le capriate sostituite da una volta a botte, gli interni radicalmente trasformati, in puro stile barocco.

I due conventi di Ventimiglia seguirono sorti diverse, nel 1831 l’Annunziata fu demolito per cedere il posto a un Forte, gli arredi dispersi, l’altar maggiore, dedicato all’Annunziata, che era sotto il giuspatronato della Famiglia Orengo, fu sistemato in San Francesco, l’altare della cappella della Madonna del Carmelo, posto sotto il giuspatronato della famiglia Massa, divenne l’altar maggiore di San Michele.

Nel 1834 i Minori Osservanti, ormai espropriati dall’Annunziata, acquistarono dal Comune il Convento e la Chiesa che erano stati dei Minori Conventuali e qui portarono, come già visto, il loro altar maggiore.

Infine San Francesco, con lo scioglimento forzoso, 1855, delle corporazioni religiose,divenne  sede del Liceo Ginnasio, 1866.

Nel 1877 vi fu un violento terremoto, la giunta comunale decise di adibire dopo opere di consolidamento San Francesco a  Scuole Tecniche e Liceo Ginnasio, la popolazione si oppose fermamente così la giunta comunale deliberò la costruzione di un secondo piano sopra l’ex convento da destinarsi a ginnasio  e il restauro della chiesa e del campanile di San Francesco.

Nel 1901 furono inaugurati il Museo e la Biblioteca Aprosiana nei locali fatti costruire da Sir T. Hanbury, adiacenti la chiesa che poi, nel 1907, furono trasformati in aule scolastiche, i reperti archeologici e i volumi finirono chiusi in casse.

Qualche settimana prima della Liberazione, 1945, l’ex convento fu perquisito da tedeschi e brigate nere in cerca di armi nascoste, tutto il pavimento fu sconvolto, quindi iniziò un progressivo saccheggio per vendere testi antichi centinaia di anni quale carta da macero.

Nel periodo post bellico il tetto della chiesa fu riparato dei danni causati dai bombardamenti, ma, ormai il declino era segnato, la mano empia del’uomo moderno distrusse statue, arredi, stucchi, quadri per far posto alla palestra della Scuola Media Cavour, chi scrive si esercitava nell’aula di Applicazioni Tecniche: il piano di lavoro era la Mensa dell’Altar Maggiore!

Nel 1992 è stato eseguito un profondo restauro conservativo della chiesa.

Tutti i quadri a olio andarono dispersi, per fortuna il Prof. Lamboglia, scoppiata la guerra, ne fece delle riproduzioni fotografiche.

In anteprima possiamo comunicare che una grande tela, già all’Annunziata poi a San Francesco, raffigurante San Giuseppe morente è stata recentemente e in modo fortuito ritrovata e presto sarà sottoposta a accurati restauri per tornare all’antico splendore e, ci auguriamo, alla sua sede originaria.