Nell’ambito dei Martedì Letterari Padre Sergio Mainoldi e il  professor Mickail Talalav, Accademia di San Pietroburgo, il 28 maggio  ricordano i Cento anni della chiesa Russa di Sanremo, attraverso l’analisi storica di documenti, foto che testimoniano l’evoluzione di un monumento religioso parte integrante della città e della sua tradizione.  Verranno proiettate immagini e foto della Chiesa.

Seguendo l’esempio della zarina Maria Aleksandrovna, moglie dello zar Alessandro II, che trascorse a San Remo l’inverno tra il 1874 ed il 1875, i membri dell’aristocrazia russa e della casa imperiale fecero della città ligure una meta privilegiata dei loro soggiorni invernali, nell’ultimo scorcio del XIX secolo.

 In segno di riconoscenza la sovrana donò alla città degli alberi di palma per ornare la splendida passeggiata a mare, allora in costruzione, che le fu poi intitolata dall’allora sindaco Conte Roverizio di Roccasterone, ed è ancora oggi chiamata “passeggiata Imperatrice”.

 Tra i membri della famiglia imperiale, il granduca Aleksej Michajlovic, malato di tubercolosi, venne a San Remo per curarsi nel 1895, ma vi morì all’età di soli venti anni e fu poi sepolto nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Nello stesso periodo soggiornò a Villa Flora il granduca Sergej Michajlovic, a cui successivamente, come anche alla zarina Maria Aleksandrovna, fu ascritta la prima idea della costruzione della chiesa russa.

Numerose famiglie aristocratiche, come ad esempio gli Olsuf’ev, i Seremetev ed i Demidov, possedevano ville per trascorrere l’inverno in Riviera. Molti russi malati di tubercolosi scelsero San Remo come luogo di soggiorno e cura. Per servire questa numerosa comunità, sorsero in città un bagno, una farmacia, ed un forno russi.

 Verso la fine del ‘800 l’idea della costruzione della chiesa prese definitivamente corpo tra i membri della Colonia Russa, ma il progetto venne a lungo rimandato a causa dell’assenza di mezzi finanziari. Fino al 1908, quando fu consacrata la cappella russa nel cimitero comunale della Foce, le Liturgie si svolgevano talvolta in alcune cappelle private, quali quella presso Villa Gloria, di proprietà della signora Strekalova, o quella situata nell’edificio di Via Roma 22 (casa Ermiglia).

 Solo nel 1910 venne costituito il Comitato “di sorveglianza”, denominato in seguito “di fabbriceria”, con a capo l’ex procuratore-capo del Santo Sinodo (massima autorità della Chiesa russa) il senatore V. Sabler, che nel 1882 aveva trascorso sei mesi a San Remo per curarsi. Secondo le sue parole egli “…aveva visto di persona quanto fosse necessaria la chiesa in una città visitata da molte migliaia di malati”.

 Nel 1911 Sabler divenne nuovamente procuratore-capo del Santo Sinodo, ed il progetto di costruzione della chiesa ricevette un nuovo impulso.

 Con il decreto di S.M. Imperiale Nicola II del 12 marzo 1912 n° 9938, il Santo Sinodo, ascoltata la proposta del procuratore-capo, approvava il Comitato costituito per l’erigenda Chiesa di San Remo, e permetteva “…di condurre ovunque in Russia la raccolta d’offerte”: l’Imperatore vi contribuì personalmente con duemila rubli d’oro.

 Il Comitato era composto da sacerdoti russi, diplomatici e membri della colonia; tra essi possono essere citati il vescovo Vladimir Putjata, pastore negli anni 1907-1911 di tutte le chiese russe all’estero; l’arciprete Nikolaj Akvilonov, rettore della Chiesa di Mentone; l’ambasciatore russo a Roma A. Krupenskij; il console generale a Genova principe A. Gagarin; la contessa E. Olsuf’eva; gli architetti A. Scusev, P. Agosti e A. Tornatore; il sottoprefetto P. Bodo; il sindaco di San Remo A. Natta Soleri; il presidente della Società Bancaria Italiana F. Debreaud.