Nell’entroterra di Bordighera il borgo medievale che da anni si proclama Principato autonomo coniando monete e stampando francobolli

A pochi passi da Ospedaletti e Bordighera, incastonato tra le colline della Riviera di Ponente c’è un piccolo borgo, annoverato tra i più belli d’Italia, che racchiude una storia millenaria. Si tratta di Seborga, paese dalle origini e dalla storia antica, noto ai più per la sua pretesa di essere riconosciuto come Principato di Seborga.

Feudo dei Conti di Ventimiglia in epoca alto Medievale, con la cessione formale ai monaci benedettini di Lerino, il territorio di Seborga divenne Principato del Sacro Romano Impero, unico Stato Sovrano Cistercense fino all’acquisto da parte di Vittorio Amedeo Secondo nel 1729, un atto però mai registrato dagli altri Stati, cosicché anche dopo l’unificazione di Italia e la proclamazione della Repubblica, Seborga si ritiene ancora un Principato autonomo.

La tesi sarebbe avvalorata da studiosi, tanto più che il Principato di Seborga risulterebbe essere la prima monarchia costituzionale del mondo, nata nel 954 e retta da religiosi. Nonostante prove e atti antichi, l’Italia non ha mai riconosciuto lo statuto del paesino ligure, ed è per questo che a partire dal Novecento il Principe Giorgio I, recentemente scomparso, ha insistito per anni sulla causa, portando la popolazione a votare per una Nuova Costituzione del Principato. Tale resta tutt’oggi la situazione governativa dell’ipotetico Principato, al cui comando – un ruolo totalmente privo di funzioni legali, come tutti quelli degli altri organi di governo – è stato eletto Marcello I.

La leggenda che vorrebbe questo piccolo borgo medievale Principato autonomo, ha però garantito fama al paesino, francobolli e monete si guadagnano il primo posto tra i souvenir da Seborga. Il Principato vanta una Zecca, istituita nel 1666 con lo scopo di battere una propria valuta che ricordasse le origini e la storia del luogo. Le antiche monete in oro e argento, oggi rarissime, recavano il ritratto di san Benedetto da un lato e dall’altro il simbolo di Seborga, uno scudo con una corona fiorita tra due rami di palma e una mitra abbaziale. La zecca chiuse poco dopo, nel 1688 per volontà del re di Francia, e riaprì solamente a partire 23 aprile del 1995, grazie all’interesse del Principe Giorgio I: la moneta coniata si chiama luigino, in ricordo del re Luigi, il suo valore è 6 dollari statunitensi. Il nome di Giorgio I è legato inoltre ai francobolli, stampati per la prima volta nel 1994 in serie speciali.

Notevole interesse collezionistico è da attribuire anche al Museo degli Strumenti Musicali di Seborga,  una raccolta di 135 strumenti di tutti i tipi risalenti a diverse epoche, dal XVIII secolo agli anni Trenta del Novecento. A raccoglierli, per mezzo secolo, Giuliano Fogliarino, originario di Seborga, che  nel 2008 ha deciso di donare la collezione al Comune per realizzarne un’esposizione museale liberamente fruibile da pubblico e turisti. E sempre ai turisti ammicca la festa di san Bernardo del 20 agosto, istituita da Giorgio I per celebrare la sovranità del Principato e ricordare Bernardo di Chiaravalle, che proprio a Seborga nel 1119 nominò i primi cavalieri templari pronti a partire per le Crociate.

Tra storia, folclore e il fascino di un passato antico che gli scenari e i racconti medievali sanno bene evocare, Seborga, immersa nell’argento dei suoi oliveti, è forse l’unico esempio italiano di una bizzarra vicenda governativa, secondo molti più turistica che autentica, ma pur sempre piacevole da scoprire.